Primo incontro assistito dopo l’allontanamento. I genitori chiedono il rientro dei tre bambini mentre interviene la Garante per l’infanzia
«Abbiamo finalmente visto i nostri figli ma è stato straziante doverli lasciare». Pietro Loffredo e la moglie Giovanna hanno potuto riabbracciare i tre bambini allontanati dalla loro abitazione di Lanciano. L’incontro si è svolto alla presenza dei servizi sociali. Adesso la partita si sposta davanti ai giudici, dove i genitori chiedono che i figli tornino a casa.
Dopo le videochiamate arriva finalmente l’incontro
I tre bambini si trovano in una casa famiglia dopo il provvedimento adottato nell’ambito di un procedimento per ipotesi di abbandono di minori.
All’inizio i contatti con mamma e papà erano stati autorizzati soltanto a distanza, attraverso brevi videochiamate. Poi è arrivato il via libera all’incontro in presenza.
«La vita sembra accanirsi contro di me», dice Loffredo, padre di Fortuna, la bambina uccisa a Caivano dopo essere stata vittima di abusi.
La vicenda riapre il dibattito sull’allontanamento dei minori e sulle soluzioni alternative alla comunità, già affrontato da Stylo24 nel caso di un bambino per il quale era stato chiesto il rientro a casa dopo le valutazioni dell’Asl.

La difesa punta al rientro dei tre bambini
Angelo e Sergio Pisani sostengono che le condizioni contestate alla famiglia non giustifichino la permanenza dei minori nella struttura.
«Denunciamo con la massima fermezza che questi tre minori sono stati collocati in una struttura destinata alla riabilitazione di bambini abusati e di donne e bambini vittime di violenza – spiegano – pur non avendo mai subito né violenza né abuso, pur essendo sempre cresciuti in una famiglia sana e amorevole».
Sul rapporto tra figli e genitori Stylo24 aveva già raccolto l’intervento di Angelo Pisani sul diritto dei minori a mantenere il legame con entrambi.
Pisani contesta anche le modalità dell’allontanamento
L’avvocato usa parole molto dure. «Bambini rinchiusi come prigionieri. Non vi è altro modo di definire ciò che è accaduto: strappati alle proprie famiglie senza preavviso, senza un verbale consegnato ai genitori, senza informazioni, senza la possibilità per giorni interi di sentirne anche solo la voce al telefono».
Pisani contesta l’istruttoria e parla anche di un costo «stimato in oltre 10.000 euro al mese a carico della collettività».
Il sindaco di Lanciano Filippo Paolini, contattato dai legali, ha risposto con poche parole: «Qui abbiamo standard diversi».
Anche la Garante chiede di vedere i bambini
Sulla vicenda interviene Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. Nel comunicato ufficiale dedicato ai tre bambini di Lanciano ricorda che «il collocamento in comunità di tipo familiare va considerata un’ipotesi residuale da applicare in ragione dell’accertata esclusione di possibili soluzioni alternative».
Terragni si chiede quindi se il trauma dell’allontanamento avrebbe potuto essere evitato attraverso un percorso di sostegno alla famiglia, intervenendo sulle condizioni igienico-sanitarie contestate.
La Garante ha chiesto di incontrare i tre bambini e di aprire un confronto con i servizi sociali del territorio.
La relazione descrive una casa in forte difficoltà
Il provvedimento nasce da quanto riportato dagli assistenti sociali. Nella relazione si parla di un «forte odore presumibilmente derivante da escrementi di animali e immondizia di vario genere» e di «resti di cibo sparsi ovunque, oggetti ammassati dappertutto».
Nel frigorifero sarebbero stati trovati pochi alimenti, giudicati non adeguati all’alimentazione dei bambini.
Saranno i giudici a mettere a confronto queste contestazioni con le argomentazioni della difesa e con la possibilità di adottare misure meno drastiche della permanenza in comunità. Intanto, dopo giorni passati davanti a uno schermo, i tre bambini hanno potuto riabbracciare i genitori. Ed è da quell’incontro che riparte adesso la battaglia per riportarli a casa.

















