Yvonne De Rosa e Roberto Fico

«Pareggiato» il caso di papà Di Maio

Chissà cosa penseranno adesso, quelli del Movimento 5 Stelle, che sulla lotta al lavoro nero e sul reddito di cittadinanza, hanno edificato la propria fortuna elettorale.  Certo è difficile da mandare giù, un colpo dalla forte valenza mediatica, per uno dei vertici dei grillini, forse tra i più integralisti del M5S. Il caso è scoppiato nella primavera del 2018, e ha visto protagonista il presidente della Camera, Roberto Fico. Un servizio de «Le Iene» (realizzato da Marco Occhipinti e Antonino Monteleone) aveva raccontato come nella casa napoletana della compagna del rappresentante del M5S (Fico, appunto), Yvonne De Rosa, lavorasse una collaboratrice domestica senza alcun contratto. Fico aveva ribattuto che era tutto falso, e che Imma (questo il nome della colf) era solo un’amica che aiutava Yvonne. Per tale motivo, il presidente della Camera aveva presentato querela per diffamazione, contro la trasmissione di Italia 1. Come è andata a finire? Male per Fico, bene per le iene, perché i giudici del Tribunale di Napoli hanno sentenziato che non ci fu alcuna diffamazione, e che quindi, in effetti, si deve dedurre che Imma sarebbe davvero una colf impiegata in nero. Ma è necessario ricostruire la vicenda; la redazione della trasmissione Mediaset, nel 2018, contatta una persona che abita nella stessa strada del presidente della Camera e che racconta come Imma lavori «a casa Fico – è riportato sul sito ufficiale de Le Iene – tutti i giorni feriali e da anni: “Imma, una persona che conosco bene: fa la babysitter e le pulizie, le viene promesso un contratto a tempo indeterminato che non le è stato mai fatto”. Non solo: ad aiutarla ci sarebbe stato anche “Roman, un ragazzo ucraino senza permesso di soggiorno”, poi mandato via per evitare scandali subito dopo l’elezione a presidente della Camera».

Ficolf Gate, caccia alla «talpa» nella cerchia degli amici

A questo punto si aggancia anche la suddetta Imma che se «da un lato dice che le pagano i contributi “perché loro a queste cose ci tengono”, dall’altro ha confermato che lavora come colf a casa di Fico a Napoli, “da mezzogiorno alle tre e dalle sei alle sette e mezzo, dal lunedì al venerdì, per 5 giorni a settimana e da più di cinque anni, per 500 euro al mese”. Una circostanza che il presidente della Camera, avvicinato da Monteleone, ha però negato: “Quali contributi… se ci fosse un rapporto di lavoro allora ok…”». Quel rapporto di lavoro, in effetti, ci sarebbe stato, e la conferma viene proprio dalla decisione dei giudici del Tribunale di Napoli, che stabiliscono che da parte de «Le Iene» non ci fu diffamazione quando sostennero che il presidente della Camera aveva una colf pagata in nero. Restando nel cerchio degli esponenti napoletani del M5S, l’episodio appena raccontato, dunque rappresenta un po’ il «pareggio» da parte di Fico, rispetto al suo collega di partito, Luigi di Maio. Il papà di quest’ultimo, titolare per anni di una ditta edile, infatti, è stato al centro di un caso relativo a un dipendente che sarebbe stato impiegato senza regolare contratto. E allora, possiamo concludere, che almeno per il momento la sfida si è conclusa con questo risultato: Casa Di Maio-Casa Fico 1-1.