di Giancarlo Tommasone

L’istituto della scorta rappresenta un garanzia non solo per la persona oggetto del provvedimento, ma anche per l’incolumità pubblica e per la difesa dell’apparato statale. Fa discutere la scelta del neoeletto presidente della Camera (la terza carica dello Stato) Roberto Fico di aver utilizzato l’autobus per recarsi a Montecitorio. Va bene sottolinearlo, la scorta c’era, era a bordo con lui, ma questo non cambia la sostanza delle cose. Fico, la cui modalità non è stata originale – perché prima di lui perfino il Presidente della Repubblica Mattarella, si era mosso a bordo di mezzi pubblici – per il ruolo che ricopre rappresenta un obiettivo sensibile.

Roberto Fico scende dal bus dell’Atac

Stylo24 ha raccolto il parere di un esperto che vuole rimanere anonimo. Si tratta di un alto dirigente in pensione dell’amministrazione dello Stato, uno che i protocolli per la sicurezza e, in particolare, della scorta si è trovato a metterli in pratica quotidianamente.
«Parliamo di un servizio che ha che fare con la tutela delle principali cariche dello Stato, che rientrano nel cosiddetto primo livello. L’intervento abbisogna anche di un’attività di bonifica e nel caso, parlando di mezzi pubblici, finanche dello sgombero di un vagone. Attenzione, in occasioni del genere, non si deve considerare solo il rischio di gesti traumatici, voglio dire basta anche l’azione di uno sconsiderato che decida di aggredire pesantemente in maniera verbale la persona scortata o che magari gli getti contro un cartoccio pieno di escrementi. Non succede niente, non fa male a nessuno, ma infligge un duro colpo, definiamolo ‘morale’, al destinatario del suo gesto inconsulto e mette in ridicolo l’intero apparato di sicurezza che è tenuto a tutelare le cariche dello Stato. Nel caso in cui avvenga un episodio traumatico, poi, ci può andare di mezzo anche il semplice cittadino», afferma il dirigente.

Il Presidente Mattarella in tram col sindaco Nardella

Quindi il gesto di Fico ha rischiato di mettere a repentaglio la sua incolumità e quella di altre persone? «Io dico che non è un gesto di ostentazione di casta quello della scorta, per una personalità che è nei fatti la terza carica dello Stato. Deve essere tutelata, anche perché non siamo in un Paese che si può dire alieno da forme di terrorismo. E’ chiaro che ci sono dei rischi che si corrono. Lui e mi riferisco a Fico, in quanto presidente della Camera, deve fare il sacrificio di essere tutelato secondo i protocolli che lo Stato impone – continua – La sobrietà dei comportamenti può essere manifestata in mille altri modi. Non certo con la rinuncia alla tutela personale e a quella della gente che viaggiava con Fico a bordo del mezzo pubblico. Questo va bene solo come spot televisivo, per il resto è un’azione che valuto rischiosa».

Roberto Fico

Crede che, per il futuro, Fico continui a seguire la ‘sua’ abitudine di recarsi al lavoro coi mezzi pubblici? «Spero che si compia un gesto di buon senso e di saggezza. Quando si parla di sicurezza e di scorta, c’è da considerare tantissimi altri fattori, che vanno dallo studio di un percorso ‘sicuro’ fino ad altre questioni, di cui non posso riferire nel dettaglio. Lo ribadisco, qui si tratta di tutelare oltre a una carica dello Stato, i semplici cittadini e il ‘protocollo’ scelto nel caso del viaggio in bus di Fico, ha rischiato di mettere a repentaglio la pubblica incolumità», conclude il dirigente.