Contro un Genoa in lotta per non retrocedere, il Napoli mostra ferocia e determinazione: decide un gol di Lozano. Come racconta il collega de Il Mattino, Pino Taormina, la partita è stata dominata dagli azzurri, che conquistano altri tre punti dopo la vittoria contro la Roma

di Stefano Esposito

“Il Napoli è un bel cerchio tondo tondo. Magari non fa ancora ogni cosa in maniera perfetta. Ma vince in casa del Genoa, impresa non proprio facile perché l’avversario ha la fame della disperazione. Altri tre punti (ottava vittoria esterna stagionale) come voleva Gattuso.

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Conquistati con una insolita ferocia, dopo aver concesso alla squadra di Nicola l’illusione del momentaneo pareggio. Illusione quasi ottica. Vittoria più netta del 2-1 finale con gol di Mertens che vola a 124 reti e dell’ex reietto Lozano che comincia a dare un po’ di senso alla propria stagione.

In ogni caso troppa la superiorità del Napoli: tecnica, tattica, agonistica, psicologica. Due gol, un discreto dominio, il pallone quasi sempre tra i piedi, un possesso stordente (quasi il 67%). Ovviamente, in tutto questo ci sono due cose che non vanno: il fatto che già nel primo tempo la gara doveva essere in una bella camera blindata e gli errori in difesa, imbarazzanti, che costano prima un palo di Cassata e poi la rete del pari genoano.

LA PARTITA

Difficile avere delle motivazioni feroci, magari è più lecito attendersi qualcosa in più dal Genoa, che è messo davvero male in classifica dopo la vittoria del Lecce sulla Lazio. Ma non è così: la squadra di Gattuso parte a razzo, appare bella ma come un quadro astratto. Ovvero mostra un’eleganza in campo fatta di grande possesso ma dove l’impressione è che in molti si specchino nella propria bellezza. Rischioso, non c’è che dire.

Certo gli azzurri dominano il primo tempo, comandano il gioco e fanno valere la superiorità a centrocampo dove spicca il talento di Elmas. La bassa pressione degli esterni genoani aiuta il netto possesso di palla che però si tramuta in poche palle gol. In realtà la più nitida capita al Genoa, con il palo preso da Cassata servito da una sponda di Sanabria nell’unica occasione, a dire il vero, in cui i padroni di casa ripartono per davvero e vincono un duello sulle fasce. Lo spavento non raffredda gli ardori azzurri che continuano a spingere sia pure mostrando poca concretezza.

La sensazione è che il Napoli potrebbe trovare la porta con una certa disinvoltura, se ci mettesse più convinzione perché il muro del Genoa non è granitico. Certo, c’è un gol negato a Elmas dal Var per fallo di mano di Manolas (accidenti a questa regola, ma la mano dove doveva averla il greco?
Tant’è che Mariani ci mette 4 minuti per capirci qualcosa).

PIÙ BRILLANTEZZA

Anche quando riconquista palla, il Genoa fatica a ripartire. L’unica cosa che fanno i padroni di casa con il loro 3-5-2 è un muro. Perin all’11’ capisce in anticipo cosa vuole fare Elmas e si salva. Poi è Mertens, al 21’ a sfiorare il gol.

Uno-due tocchi e scarico al compagno: è questo il mantra voluto da Gattuso, il giro-palla del Napoli è frizzante, il pallone arriva facilmente in area di rigore del Genoa, con otto uomini che partecipano stabilmente alla fase offensiva.

Fabian imbastisce come Lobotka, Elmas si aggiunge alla linea d’attacco per un Napoli che in fase di possesso si ritrova con una sorta di 4-2-3-1, con diverse soluzioni in verticale. Quando la manovra non si completa con un passaggio diretto, funzionano le catene sia a destra sia a sinistra.

Frequente anche lo scambio di posizione tra Mertens ed Insigne: quando il belga si allarga per far salire la squadra, allora è il capitano a fungere da centravanti tattico per creare lo spazio ad un compagno: ed è da questa impostazione che nasce il gol del vantaggio di Mertens, con Insigne centrale ed il belga spostato a sinistra, con la conclusione a giro che finisce alla destra di Perin in pieno recupero. E dedica a Callejon.

LA GESTIONE

La testa è libera. Forse troppo. Le occasioni del Genoa nascono sempre da errori individuali, come quelli di Fabian in avvio e quello di Manolas e Maksimovic, con qualche campanello d’allarme nell’impostazione in uscita.

Non stupisce, quindi che gli azzurri, a inizio ripresa, dopo aver regalato un calcio d’angolo, prendono gol in mischia: Goldaniga anticipa Maksimovic ed è 1-1. La sberla rimediata non è di poco conto. Anche a Bergamo il Napoli ha preso gol subito dopo l’intervallo. L’impressione è che la squadra, all’improvviso, stacchi la spina.

Meno male che è solo una pausa: il cerchio, magicamente, torna a essere tondo e non uno scarabocchio. E ci pensa Lozano (secondo gol, dopo quello con l’Hellas) a prendere il tempo a Biraschi su un lancio di trenta metri di Fabian e a siglare il 2-1. L’ardore del Genoa sparisce di scena, d’un colpo. C’è poco da segnalare, il Napoli sfiora più volte la terza rete. È il settimo successo nelle ultime otto partite. Non c’è che dire: proprio niente male”