Nell’intervista rilasciata a Il Mattino, l’ex presidente azzurro Corrado Ferlaino, racconta perchè decise di esonerare Gigi Simoni

di Stefano Esposito

Perché licenziò Simoni?

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«Per gelosia, potrei dire con una battuta. In un ritiro a Montecatini chiese di parlarmi. Circolavano tante voci sul suo futuro, volle fare chiarezza. Presidente, ho firmato con l’Inter. Apprezzai il suo coraggio e la sua onestà. Simoni, dopo aver parlato con me, parlò anche con i calciatori e da quel momento la squadra non giocò più. O meglio, non giocò più con lo stesso impeto perché non aveva più timore dell’allenatore: sapeva che sarebbe andato via. Il Napoli, che era arrivato fino al secondo posto, crollò».

Ma riuscì a raggiungere la finale di Coppa Italia.

«Certo, ma in campionato perdeva posizioni. Intervenni proprio perché temevo che la situazione peggiorasse. Ricordo che ci salvammo alla penultima giornata».

Simoni rimase malissimo per quella sua decisione: anche a distanza di anni pensava di aver subito un torto, perché avrebbe voluto guidare il Napoli nella finale di Coppa Italia.

«Lo so, a distanza di tempo ci chiarimmo. Avrei voluto riportare Simoni a Napoli nel ’99, quando eravamo in serie B, poi scelsi Novellino perché mi sembrava dal punto di vista caratteriale più adatto alla piazza in quel momento. Di Gigi conservo il ricordo di un ottimo lavoratore e di una persona perbene. Un onesto. Forse troppo per il mondo del calcio».

Fu troppo onesto anche a denunciare lo strapotere della Juve nel 98, quando era in corsa per lo scudetto con l’Inter.

«C’era già Moggi alla Juve, vero?».

Rifirmerebbe la lettera di licenziamento di Simoni?

«Quando ho avuto la notizia della sua morte, tra i tanti ricordi mi sono venute in mente le partite di Coppa Italia contro la Lazio, in cui l’arbitro Collina ci fece rimanere in nove, e l’Inter. Bellissime, appassionanti. Penso che se Simoni fosse rimasto avremmo vinta quella Coppa: ho questo rimpianto».