domenica, Dicembre 5, 2021
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Ferirono l’innocente Federica, il Riesame «grazia» i rampolli del clan Aprea: «Non fu tentato omicidio»

Crolla la contestazione più grave per i quattro sicari che a metà aprile avevano sparato all’impazzata tra le strade di Barra

di Luigi Nicolosi

Spari all’impazzata nel cuore di Barra, crolla l’accusa di tentato omicidio per il gruppo di fuoco del clan Aprea che a metà aprile aveva ferito l’innocente Federica Mignone. Il colpo di scena ha preso corpo stamattina innanzi al tribunale del Riesame. I giudici dell’ottava sezione, accogliendo le argomentazioni difensive dell’avvocato Leopoldo Perone hanno annullato l’ordinanza cautelare in ordine all’accusa di triplice tentato omicidio.

All’esito di una lunga udienza le argomentazioni del legale dello studio Perone-Rizzo hanno portato il tribunale delle Libertà a escludere la volontà omicidiaria dell’azione che ha insanguinato le vie del centro cittadino di Barra. Attraverso la visione del filmato e sulla scorta di accertamenti tecnici con l’estrapolazione puntuale dei frames della sparatoria, l’avvocato Perone ha dimostrato come il raid non fosse orientato all’uccisione dei rivali presenti nell’autovettura.

La direzione dei colpi, il colpo rinvenuto sulla parte inferiore e posteriore  ed il contegno assunto dagli sparatori al momento in cui incrociarono l’autovettura dimostrano, come sostenuto dal legale, che l’esplosione dei colpi d’arma da fuoco non fossero diretti a colpire mortalmente gli occupanti e la vittima innocente colpita alle gambe. I quattro restano, comunque, detenuti ma per il solo possesso e porto in luogo pubblico delle armi. Per quella vicenda sono finiti in manette Luigi Aprea, detto “Gennaro”, Vincenzo Aprea, Giovanni Aprea e Fabio Falco. I quattro erano stati arrestati, grazie a un’indagine lampo, a pochissimi giorni di distanza dall’agguato.

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