venerdì, Maggio 20, 2022
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Fattura elettronica e regime forfettario: le novità 2022

Le modifiche introdotte dalle recenti normative

Risparmiare sulle imposte, sui contributi e sui costi di gestione della propria partita IVA, ed essere al tempo stesso in regola con il Fisco: è la sfida imposta dal nuovo regime forfettario 2022. Una delle modifiche più evidenti introdotta dalle recenti normative, è rappresentata dall’innalzamento della soglia massima di ricavi e compensi, passata da 30mila a 65mila euro (a prescindere dal codice Ateco). Un limite al quale imprese individuali e liberi professionisti devono attenersi per poter beneficiare dell’aliquota fissa al 15%, che per chi possiede i requisiti, si riduce al 5% del reddito imponibile per i primi cinque anni di attività, per poi crescere fino al 15% fisso a partire dal sesto anno.

Il nuovo regime forfettario 2022 presenta altre due soglie limite, ossia 30mila euro per i redditi da lavoro dipendente o assimilati, e 20mila euro per le spese riguardanti impiegati o collaboratori esterni. Nel conteggio, comunque, vanno considerati solo i redditi prodotti tramite Partita IVA e, nel caso si svolgano due o più attività, bisogna sommare i ricavati derivanti da ognuna di esse (e il totale non può superare i suddetti 65mila euro).

Districarsi nelle norme regolanti

Va da sé che una guida per districarsi all’interno delle norme regolanti il regime forfettario 2022 diventi necessaria: e Fiscozen serve esattamente a questo. Una piattaforma on-line di consulenza fiscale low cost, per la gestione della Partita IVA, accessibile con un semplice abbonamento da 299 euro + IVA all’anno per il regime forfettario. Nel prezzo è compresa anche la sezione per la fatturazione elettronica con altri servizi: un aiuto fondamentale per la propria impresa, che sia una start-up o che esista già da tempo.

Perché nel nuovo regime forfettario alcune cosa restano uguali al passato, ma altre cambiano. Anche nel 2022 infatti, il calcolo del reddito imponibile prevede sia una deduzione fissa – forfettaria, appunto – per le spese sostenute durante l’anno, sia la deduzione dell’importo versato nello stesso periodo per i contributi previdenziali, la cui gestione resta uguale ai regimi degli anni precedenti. Ma se la percentuale dedotta per le spese dipende dalla categoria a cui appartiene il Codice Ateco utilizzato, ciascuna categoria presenta un determinato coefficiente di redditività, utilizzato per il calcolo del reddito imponibile. 

Un aspetto nuovo che non ha convinto tutti: per chi è solito dedurre altri tipi di spese (come quelle mediche o familiari) o ha affrontato investimenti particolarmente elevati, questo sistema non è detto che risulti altrettanto conveniente, né che riesca a coprire i costi realmente sostenuti. Difatti nel regime forfettario, l’unica spesa deducibile con metodo analitico è quella relativa ai contributi previdenziali (che, pertanto, non andranno a costituire parte del reddito imponibile).

Esclusione dal regime 2022

Esistono anche delle cause di esclusione dal regime 2022: ad esempio, non possono rientrarvi coloro che si avvalgono di regimi speciali IVA o di regimi forfettari di determinazione del reddito. O anche le Partite IVA appartenenti a settori come agricoltura e pesca, vendita di sali e tabacchi, editoria, servizi di telefonia pubblica, agenzie di viaggio e turismo, agriturismi, vendite porta a porta, rivendita beni usati, di oggetti d’arte o da collezione.

Ma se i contribuenti forfettari godono di svariate agevolazioni, devono comunque adempiere ad una serie di compiti, come la numerazione e conservazione di fatture d’acquisto, bollette doganali, fatture emesse per la certificazione dei corrispettivi. Senza dimenticare l’integrazione fatture (con aliquota IVA) per le operazioni in reverse charge e versamento imposta entro il 16 del mese successivo, e la compilazione del modello Intrastat per servizi e prestazioni resi ad un soggetto passivo residente nell’Unione Europea. Per quanto riguarda la fatturazione, stesse regole degli anni precedenti: inoltre, almeno per ora, niente obbligo di passare alla fatturazione elettronica (tranne che per le prestazioni rese verso la Pubblica Amministrazione). Anche se, probabilmente a partire dal secondo trimestre 2022, la fatturazione elettronica diverrà obbligatoria anche per i forfettari e per tutte le prestazioni.

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