I particolari dell’operazione Condor

di Giancarlo Tommasone

Non si occupa soltanto della gestione dall’alto dei gruppi di truffatori che agiscono per conto del clan Contini, Espedito Diana (classe 1966), ma arriva a reclutare personalmente telefonisti e operativi che metteranno a segno i raggiri ai danni degli anziani. Chi vuol entrare nell’organizzazione deve per forza di cose parlare con lo «zio Espedito». D’altronde le richieste sono tante e c’è bisogno del suo filtro e del suo assenso per i nuovi innesti. Tutto ciò si evince pure da una serie di conversazioni intercettate dalle forze dell’ordine. A maggio del 2016, per esempio, Ciro Peluso (non indagato nell’ambito dell’ordinanza che ha portato all’operazione Condor) nel corso di una telefonata con la zia, Emilia Peluso (mamma di Espedito Diana), chiede a quest’ultima di poter subito «lavorare».

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Va sottolineato, come annotano gli inquirenti nell’ordinanza, che Ciro Peluso era stato «da poco scarcerato e sottoposto agli arresti domiciliari». La zia, prima di essere redarguita, perché secondo il nipote avrebbe «parlato troppo al telefono», lo rassicurava riguardo al lavoro, dicendogli che avrebbe parlato della cosa con Espedito. Emerge dalle indagini, dunque, che a quest’ultimo non solo venivano presentati i candidati da «assumere», ma in molti casi, era lui stesso a reclutarli. Come quando (siamo a giugno del 2016) chiama tale Monica, originaria di Napoli e residente a San Giuliano Milanese (centro in provincia del capoluogo meneghino). Due telefonate, la prima per farle uno scherzo, la seconda per chiederle se vuole lavorare col gruppo. C’è da sottolineare, evidenziano gli inquirenti, come nel caso del citato scherzo emerga una sorta di «cinico humor» da parte di Espedito Diana. Che per prendere in giro la sua conoscente utilizza uno dei canovacci seguiti dai telefonisti delle truffe. «Sono il maresciallo dei carabinieri Primo Guglielmi, dove abita signora? Le dobbiamo notificare una comunicazione», dice Diana. In effetti, è scritto nell’ordinanza a firma del gip Francesco de Falco Giannone «uno dei nomi in assoluto più utilizzati dai “telefonisti” quando si presentano alle vittime telefonicamente era, appunto, (quello del) “maresciallo Primo dei carabinieri”».

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La prima conversazione si incentra sullo scherzo, Monica non riconosce la voce di Diana e dopo lo scambio di qualche frase, chiude la telefonata. La proposta di Espedito Diana, arriva dunque, il giorno dopo. Il 53enne richiama Monica e dice di essere lui l’autore dello scherzo fatto 24 ore prima; nel corso della conversazione, «anche se Diana utilizzava un linguaggio criptico ed evitava di proferire frasi per lui compromettenti, si intuiva comunque che lo stesso proponeva alla donna di porre in essere attività illecite alle sue dipendenze, ottenendo dalla stessa il consenso», è annotato nell’ordinanza. «Ah, va bene… allora ci aggiorniamo… vedo io come dobbiamo fare questo incontro… va bene … tu hai capito una mezza cosa?», chiede Espedito. E Monica risponde: «Sì, sì, ti ho capito».