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Il clan Lo Russo è attivo tra Miano e Secondigliano

di Giancarlo Tommasone

Sogna di far carriera nei «capitoni», magari già si immagina col tatuaggio «The One» sul braccio sinistro, quello di cui hanno spiegato il significato i collaboratori di giustizia, tra cui Antonio De Simini: «The One perché il clan Lo Russo è considerato il numero uno». Sogna questo Vittorio (il nome è di fantasia, il personaggio maledettamente reale), il pusher minorenne. Vuole entrare nel giro importante, nonostante la giovanissima età si sente sottovalutato e ambisce a ben altre posizioni all’interno della cosca.

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L'arresto del boss Carlo Lo Russo
L’arresto del boss Carlo Lo Russo

«Voglio essere trattato da voi come un guaglione (uno inserito nell’organizzazione, nda), anche perché sono io che rischio spacciando e che faccio i sacrifici» dice a un collega più grande. Quest’ultimo gli consiglia di non entrare nel giro del crack poiché in tal modo si rischia molto e si viene facilmente arrestati ed anzi gli suggerisce, visto che deve rischiare, di andare «là dentro… nelle palazzine, (il rione San Tommaso), e ti aggreghi direttamente agli affiliati, perché devi pensare ai soldi».

Una piazza di spaccio a Secondigliano in piena attività

Parente di un capopiazza, Vittorio vende hashish e marijuana al don Guanella, ma la zona a cui è stato assegnato non rende, gli sta stretta. Riceve il «pacchettino» da 25 grammi da spacciare, composto da più dosi che vengono «levate» a 10 euro l’una. Tutti i soldi del venduto vanno consegnati al capoarea, mentre a lui vengono corrisposti 30 euro a «pacchettino». E’ giovane e fa amicizia con due spacciatori di polvere bianca. «Entra in auto con loro, vende all’interno della vettura e talvolta aiuta anche gli amici nello smercio della cocaina», annotano gli inquirenti trascrivendo le risultanze delle intercettazioni. La piazza in cui lavora Vittorio non è particolarmente redditizia per il clan e, quindi, per i pusher, infatti non solo è poco conosciuta ma dispone anche di stupefacente che non è di buona qualità.

L'inchiesta sul clan Lo Russo riguarda non solo il traffico di droga ma anche il racket e la vendita di post di lavoro nelle imprese di pulizie degli ospedali
L’inchiesta sul clan Lo Russo riguarda non solo il traffico di droga ma anche il racket e la vendita di post di lavoro nelle imprese di pulizie degli ospedali

Vittorio è consapevole di tutto ciò, ma in cuor suo spera che il parente prima o poi lo favorisca, aiutandolo nella crescita all’interno del clan, coinvolgendolo in attività più importanti. Tra queste la partecipazione all’acquisto della droga secondo la modalità del «passaggio di mano». Incarico che gli consentirebbe la vendita «personale» delle dosi con divisione dei proventi con il capopiazza. Vorrebbe spacciare per conto suo Vittorio, ma presto si scontra con la decisione dei Lo Russo che pongono il veto. Scala solo qualche posizione nella gerarchia dei pusher, niente di che. Fino a quando non viene arrestato e vede rimandata la realizzazione dei suoi sogni di camorra.

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