Una piazza di spaccio a Secondigliano in piena attività

di Giancarlo Tommasone

Piuttosto che una vita da pusher appare come un tran tran da impiegati, tranne che per il fatto che se sgarri e non ti trovi con i conti, non ricevi la classica lavata di capo e la trattenuta sullo stipendio, ma rischi la pelle. Per 200 euro a settimana, 250, quando ti va di lusso. E’ paradossale la conversazione che intercorre tra Antonio Sannino (alias Scignetella) e Davide Davide, parole che gli investigatori captano tramite microspie piazzate nella Renault Clio in uso a quest’ultimo.

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I due, coinvolti nell’operazione messa a segno dieci giorni fa dalle forze dell’ordine contro il clan Lo Russo, «lavorano» presso una delle tante piazze del don Guanella. Parlano in maniera confidenziale, prima delle dosi vendute e di quelle ancora da piazzare, poi dei prezzi. Ancora dello stress a cui sono sottoposti per pagare i fornitori e l’affitto degli spazi in cui esercitano. Perché se non si paga in tempo, possono pure andare ad «avvertire» la madre e la sorella del ritardatario, la domenica di Pasqua.

La conversazione è del marzo del 2016, oltre a chiarire il particolare relativo al fatto che ormai le piazze del don Guanella sono state affidate alla gestione di Ciro Perfetto, Davide e Sannino affrontano una discussione che vogliamo definire di quotidianità. Legata a quanto sia diventato difficile fare il pusher.

Il clan Lo Russo è attivo tra Miano e Secondigliano
Il clan Lo Russo è attivo tra Miano e Secondigliano

A parlare è soprattutto Davide, Sannino però appare essere d’accordo con lui. «Una volta si prendono il mezzo – afferma Davide -, una volta ti picchiano, una volta i controlli (delle guardie), ti devi spostare sempre. Quelle sono cose, che a noi non ci entrano i soldi in tasca. Che stai dicendo? Che queste, le tarantelle… no, non devi proprio parlare. Se prendi 300 euro alla settimana e tu fai il signore, pensa un poco, con quattro e cinquanta (450 euro). Hai capito, quattro e cinquanta? Mio cognato si farebbe carcerare se glieli mandassero pure a lui, mi devi morire tu».

L'inchiesta sul clan Lo Russo risale a dieci giorni fa
L’inchiesta sul clan Lo Russo risale a dieci giorni fa

Quattrocentocinquanta euro diventano una somma settimanale da nababbo per i pusher che in passato erano abituati a ben altro tenore di vita; «mi butterei pure io carcerato se mi dessero quattro e cinquanta alla settimana… tu ti devi uccidere, ti devi fare le pacche tante per portare (a casa) 200 euro… hai capito com’è?». Ti va di lusso, afferma sempre Davide, nel caso in cui di euro riesci a farne tra i 230 e i 250.

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