Una delle Vele di Scampia

di Giancarlo Tommasone

Piazze di spaccio problematiche e piene di concorrenza quelle che gestiscono i pusher dei «capitoni» al don Guanella. Se poi alla crisi dovuta al calo delle vendite, aggiungiamo le incursioni di Walter Mallo e del suo gruppo, le piazze diventano addirittura attività a perdere. Ascoltando alcune conversazioni tra pusher, captate tra il 2015 e il 2016, perlopiù all’interno di una Renault Clio in uso a Davide Davide, ci si fa bene un’idea di quanto lo spacciatore sia un mestiere difficile e poco remunerativo, anche per la presenza di una spietata concorrenza.

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Il boss Walter Mallo
Il boss Walter Mallo

A sfogarsi con tale Pietro è Antonio Sannino (alias Scignetella) che insieme a Davide Davide spaccia nella piazza di Sotto al ponte. «Prendi a me, no? Tengo una piazza nel palazzo qua… ed una piazza, pure le finestre marroni, sopra… hai capito com’è?». «Uah, sta proprio pieno, eh?», concorda Pietro. «Una qua… guarda dove sto io. Poi Marco sta là», continua Sannino. «Uah, state quattro di voi dentro… cinquanta metri», osserva Pietro. Quest’ultimo chiede a Sannino se non gli convenga cambiare posto. «Che cambio!? Che comando io!? E dove mi metto?».

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Altra preoccupazione per i pusher è quella dell’aumento delle commesse, a cui è diventato impossibile far fronte. Le lamentele questa volta arrivano da Davide Davide: hai capito? A Natale mi hanno dato 150 grammi (di cocaina) al posto dei soliti 100. Io come faccio a chiuderglieli, che qua non si vende niente? Che le piazze del don Guanella siano diventate solo un problema, se ne accorge lo stesso Carlo Lo Russo, all’epoca dei fatti vertice dell’omonima organizzazione malavitosa e poi passato a collaborare con la giustizia. Ad aprile del 2016 durante una conversazione captata dalle forze dell’ordine, discutendo animosamente con Luigi Cutarelli, sbotta innervosito: «Io dissi: fatemela vendere ‘sta cazz’ ‘e don Guanella (ai Licciardi, nda), no? Diceste tutti quanti no… ci levavamo questo bordello da mezzo… stavamo quieti. Ci mandavano loro i soldi a noi».

L'arresto del boss Carlo Lo Russo
L’arresto del boss Carlo Lo Russo

Secondo Cutarelli il problema è legato al fatto che è diventata troppo onerosa la gestione: “Io debbo badare prima a quelli che c’ho in mezzo alla strada… ai carcerati non ce la faccio, se no ci rifondo”. Durante la conversazione si evince pure che ormai è diventato sempre più difficile trovare qualcuno disposto a lavorare in quelle piazze, dove il rischio è tanto e la paga è misera.

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