Sparatoria a San Giorgio a Cremano dopo la rissa tra gang in odore di mala, il pm non fa sconti: «È stato metodo mafioso. Silenzio anche da chi si è ritrovato l’auto danneggiata dai proiettili»

di Luigi Nicolosi

Un muro di omertà ha rischiato di compromettere, o comunque di ostacolare pesantemente, le indagini che hanno fatto luce sulla sparatoria avvenuta a San Giorgio a Cremano al culmine di una rissa tra paranze di giovanissimi in odore di mala. È questa la certezza del pubblico ministero titolare del fascicolo che, mettendolo nero su bianco nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita sabato scorso, afferma senza giri di parole: «È evidente il silenzio delle persone che, come si vede chiaramente dalle immagini, avevano, in tanti, assistito alla rapida successione degli eventi». 

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È uno spaccato inquietante, seppur non del tutto inedito, quello che emerge dal provvedimento che lo scorso fine settimana ha portato dietro le sbarre due 17enni e un 16enne, imparentati con alcuni esponenti di spicco della mala di Barra. I tre adolescenti, stando a quanto emerso dalle indagini, dopo aver litigato furiosamente per futili motivi con una comitiva di “san giovannesi” avrebbero infatti reagito procurandosi una pistola e sparando all’impazzata davanti al locale “Ciao Pizza” di via Manzoni, a San Giorgio a Cremano. Nell’analizzare la dinamica dei fatti il pm non sembra avere dubbi circa il carattere mafioso impiegato per mettere a segno la spedizione punitiva.

Sul punto, ecco quanto riportato dagli inquirenti nel provvedimento poi emesso dal gip minorile di Napoli: «È evidente che il reperimento della pistola, verosimilmente una calibro 9, a distanza di così poco tempo rispetto alla lite in cui P. e il suo amico avevano avuto la peggio, il silenzio delle persone che, come si vede chiaramente dalle immagini, avevano in tanti, assistito alla rapida successione degli eventi finora descritti, l’assenza di denuncia da parte dell’una e dell’altra parte della contesa e finanche dei proprietari delle vetture parcheggiate in strada, colpite per caso in quanto si trovavano sulla traiettoria della potenziale vittima».

Descritta nei minimi dettagli la dinamica, ecco dunque l’affondo finale del pm: «Sono tutti elementi che connotano la scena criminis e che consentono di ritenere che le modalità con cui gli indagati, benché ancora minorenni, hanno agito senza esitazione sono tipiche degli ambienti delinquenziali più ampi e organizzati». Quella sera, vale la pena ricordarlo, sono stati infatti esplosi almeno quattro colpi di pistola, tre dei quali andati a segno contro serrande e macchine. Insomma, soltanto per una pura casualità non ci è scappato il morto. 

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