Le rivelazioni di Michelangelo Mazza: «Ammendola mi chiese il permesso di aprire due negozi di una nota catena»

Il trattato di pace stipulato tra il cartello criminale del centro storico (in cui svettava la presenza di Giuseppe Misso) e l’Alleanza di Secondigliano, non riguardava soltanto la contraffazione di cd e dvd. Durante quegli incontri le organizzazioni criminali entrarono nel dettaglio e decisero anche di «spartirsi» le estorsioni alle ditte incaricate dal Comune per alcuni lavori pubblici. Ma non solo, nel trattato tra i clan rientrarono anche l’apertura di alcuni negozi di una nota catena di abbigliamento italiana.

«La pace stipulata con Contini – si apprende in un interrogatorio di Michelangelo Mazza riportato nell’ultima ordinanza contro i clan Rinaldi, Reale, Formicola e Mazzarella – favorì pure una più razionale distribuzione delle attività estorsive in danno delle imprese impegnate nei lavori per la realizzazione della linea metropolitana di Napoli». Gli scontri sanguinosi tra i clan avvenuti negli anni precedenti «avevano impedito di concentrarci sullo svolgimento di estorsioni per quanto riguarda i cantieri della metropolitana».

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Le estorsioni ai cantieri della metropolitana

La pace invece consenti «di realizzare al meglio le estorsioni periodiche di quei cantieri». I Misso, afferma ancora Mazza, ricevevano i proventi estorsivo sui cantieri di Piazza Dante, Borsa, Municipio e Quattro Palazzi. «Vi fu una controversia per la stazione di Piazza Garibaldi che rientrava nella sfera di influenza dei Contini». Questa fu rivendicata anche dai Mazzarella che avevano influenza sulla Maddalena». Ma i clan non si concentravano sulle estorsioni. Secondo quanto riferito dal pentito, Peppe Ammendola, affiliato di Edoardo Contini, era interessato anche all’abbigliamento.

«Ammendola – dice – mi chiese il permesso di aprire due negozi di “omissis” (una nota catena, ndr), uno in via Duomo e uno in via Foria. Per la verità quando mi chiese il permesso il negozio di via Duomo era già stato aperto. Io risposi che non avevo nulla da obiettare». Anche perché il pentito sapeva che quella catena di negozi era collegata al clan Contini. «Il marchio “omissis” – conclude – è appannaggio dei Contini e c’è quindi bisogno di un loro benestare perché si possa aprire un negozio con quel marchio».

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