di Giancarlo Tommasone

Il medico napoletano Francesco Di Giovanni, primario di Radiologia presso l’Azienda ospedaliera San Carlo di Potenza, è considerato dagli inquirenti, tra i principali attori del gruppo, che, nel Potentino, arruolava potenziali «falsi invalidi» a cui poi si riusciva a far riconoscere l’assegno di invalidità per patologie inesistenti. Di Giovanni (finito ai domiciliari insieme ad altre quattro persone) è colui che, è riportato nell’ordinanza a firma del gip Lucio Setola, agiva per «predisporre  false consulenze tecniche».

L’inchiesta / Falsi invalidi, tra gli indagati
anche la madre di Arisa e un medico di Napoli

In particolare, gli inquirenti si soffermano sul caso di Rocco Donato Verrastro (86 anni), uno degli indagati, che versa mille euro al medico, per ottenere i benefici pensionistici connessi all’indennità di accompagnamento. I mille euro, sono da pagare in due tranche, secondo quanto si evince da una conversazione intercettata tra Carmela Ferrara (nuora di Verrastro, indagata) e  Antonio Covella (finito agli arresti domiciliari).

Le intercettazioni
telefoniche, l’iter
per ottenere la pensione
versando mille euro

Covella raccomanda a Ferrara di mantenere «il massimo riserbo in quanto per quello che viene certificato dal medico, si può essere arrestati, perché si tratta appunto di una truffa. Il medico è Di Giovanni. Ferrara chiede pure se il suocero, nel momento in cui gli dovesse essere accordato il sussidio, riceverà gli arretrati. E Covella, non solo la tranquillizza sulla buona riuscita della loro «manovra», ma addirittura le comunica – si evince dal brogliaccio delle intercettazioni – che «il medico farà i certificati con data antecedente di due mesi in quanto il relativo importo (dei due mesi) sarà il suo compenso. “Hai capito come funziona? Però sempre i suoi se li guadagna…se li deve dare da questo certificato qua…ti mette due mesi prima… praticamente sempre i suoi se li guadagna”». Così, sono riusciti a ricostruire gli inquirenti, il medico ricavava la propria «parcella». Ma c’è di più, perché sempre stando a quanto viene intercettato durante una conversazione tra Covella e Ferrara, il medico avrebbe applicato la formula «soddisfatti o rimborsati».

«(Covella) addirittura comunica alla donna, che in caso di diniego della pratica relativa alla pensione di invalidità, il medico restituirà la somma percepita quale anticipo (ammontante, nel caso, a 500 euro)», è scritto nell’ordinanza.

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L’operazione «Il canto delle sirene», è il terminale dell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza. Cinque persone sono finite agli arresti domiciliari. In totale gli indagati sono 37, tra questi c’è anche la madre della cantante lucana, Arisa. Assunta Santarsiero, questo il nome della donna di 62 anni, è accusata di truffa in concorso.

La madre della cantante lucana
Arisa, accusata di truffa in concorso

Secondo quanto si evince dagli atti dell’inchiesta avrebbe ottenuto la condizione di invalidità civile e i benefici dell’indennità di accompagnamento «fingendosi affetta da gravi patologie – è riportato nell’ordinanza – tali da renderla incapace di attendere autonomamente agli atti quotidiani della vita senza un’assistenza continuativa».