di Giancarlo Tommasone

L’economia della città corallina, il traino per antonomasia di Torre del Greco, rappresentato dalle aziende marittime, può dirsi affondato definitivamente. Dopo il crac Deiulemar è arrivato anche quello della compagnia Rizzo, Bottiglieri, De Carlini. La storica Rbd, nei giorni scorsi, è fallita aprendo un buco da circa un miliardo di euro. Se si aggiungono al volume economico di quello della Deiulemar, ci troviamo di fronte a quasi due miliardi, che non solo hanno messo in ginocchio l’economia marittima della città torrese, ma hanno coinvolto, in maniera massiva, gli istituti di credito: in cima alla lista c’è Monte Paschi Siena.

ad
Una protesta degli investitori di Deiulemar

Il gruppo bancario toscano, come riporta Il Fatto Quotidiano, nel caso di Rbd, si trova, ad esempio, con crediti insoluti per 255 milioni di euro. I debiti totali dell’azienda ammontano a 875 milioni. Ma Mps, dopo il crac di Deiulemar del 2012, chiede la restituzione anche di altri 73 milioni. Se si aggiungono a quelli di Rbd ci troviamo davanti a un buco di 328 milioni di euro, originato dai prestiti alle compagnie coralline. Qualcosa di incolmabile. Come incolmabile è appunto il gap per il recupero dell’attività marittima a Torre del Greco. Il crac Deiulemar, a cui sono seguiti, strascichi penali, ha coinvolto non solo i lavoratori, ma ha portato perdite anche per gli investitori.

Tredicimila i risparmiatori che hanno perso ben 700 milioni di euro, investendo nelle obbligazioni emesse e vendute dall’azienda. Tornando invece a Rizzo, Bottiglieri, De Carlini il crac è stato innescato dalla crisi dei noli e nel caso specifico dal crollo delle tariffe di trasporto. E’ lampante la picchiata dei ricavi: se nel 2010 Rbd fatturava 446 milioni di euro, l’anno successivo ci troviamo di fronte a 287 milioni, nel 2012 i milioni sono 144, diverranno 115 nel 2015. Naturalmente con quanto avvenuto si disegna un quadro infernale per le perdite effettive dell’azienda: il buco di bilancio per il biennio 2014-2015 sarà di 620 milioni. Una falla che si estende nello ‘scafo’ della ‘nave’ e che ne determina inesorabilmente l’affondamento. Ma ci si chiede, come mai, Mps ha continuato a sovvenzionare con prestiti aziende che erano in calo? Come mai, il gruppo bancario toscano, non ha chiesto la restituzione dei crediti quando si sono palesate le prime avvisaglie di crisi? E’ accaduto il contrario di quanto dettano i principi base dell’economia: continuare a prestare denaro ad aziende che registrano perdite.