Il boss Cosimo Di Lauro in una foto segnaletica

LA STORIA DELLA CAMORRA Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Michelangelo Mazza: lo appresi mentre eravamo in carcere insieme

Quanto reso in sede di interrogatorio da un folto stuolo di collaboratori di giustizia, che hanno parlato della faida di Scampia e Secondigliano, collima in un punto: la linea considerata, dai più, molto discutibile, tenuta da Cosimo Di Lauro durante lo scontro con gli Scissionisti. A rendere dichiarazioni su questo versante è stato anche il pentito Michelangelo Mazza, che in un periodo (siamo nel 2007) è stato detenuto nello stesso carcere in cui si trovava Vincenzo Di Lauro (classe 1975, secondogenito di Paolo), fratello di Cosimo.

Mazza (nipote dell’ex boss Giuseppe Misso, Missi all’anagrafe, ndr), che prima di passare a collaborare con la giustizia, era stato alla guida di un potente clan del Rione Sanità di Napoli, racconta ai pm di aver appreso le notizie relative alla faida, direttamente da F2 (così era indicato Vincenzo Di Lauro, nel libro paga della cosca di Cupa dell’Arco). «Vincenzo Di Lauro, in carcere, lo incontravo solo durante il passeggio, quando eravamo all’aperto – fa mettere a verbale il pentito –. Con lui, che era una persona riservata, non sono mai entrato» in quella che si può definire stretta confidenza.

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«Né siamo entrati – continua Mazza – nello specifico di singole vicende o di singoli episodi della faida». Nonostante la riservatezza, però, qualche confidenza (ritenuta dagli inquirenti di particolare importanza), Vincenzo Di Lauro l’avrebbe fatta a Michelangelo Mazza. «Egli mi ha fatto, in qualche modo intendere, che riteneva il comportamento che il fratello Cosimo aveva tenuto durante la faida, non condivisibile».

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Stando, dunque, alle parole del pentito, critiche all’atteggiamento di Cosimo Di Lauro, sarebbero venute perfino dall’interno della stessa cerchia familiare. A ciò va aggiunto inoltre, che molti collaboratori di giustizia, hanno indicato in Cosimo (messo alla guida del clan direttamente dal padre Paolo, detto Ciruzzo ’o milionario), l’uomo che con il suo comportamento ha innescato la reazione degli ex affiliati, che a un certo punto, non riconoscendogli più la leadership, si sono uniti sotto le insegne degli Scissionisti.

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