giovedì, Giugno 30, 2022
HomeInchieste e storia della camorraFaida, la villetta degli orrori dove riposavano i killer

Faida, la villetta degli orrori dove riposavano i killer

Le decisioni prese dal direttivo guidato da Genny Mckay

di Giancarlo Tommasone

Una villetta a Varcaturo, rifugio in cui si appoggiavano i killer degli Scissionisti, prima e dopo le missioni di morte, e in cui i «generali» dell’esercito della fazione anti Di Lauro, mettevano a punto le strategie di guerra. In quel luogo viene prima deciso e poi pianificato in maniera «scientifica» l’omicidio di Fulvio Montanino (fedelissimo del clan di Cupa dell’Arco). Il delitto darà la stura alla prima faida di Scampia e Secondigliano. A parlare della villetta in cui si discuteva del progetto che avrebbe sporcato di sangue le strade dell’area settentrionale di Napoli, è anche il collaboratore di giustizia Giovanni Piana. La deposizione al riguardo risale al 2 ottobre del 2007.

Il racconto
del pentito
Giovanni Piana

«Anche io mi appoggiai nella stessa villetta dove mi recavo  con frequenza giornaliera anche se non tutte le notti dormivo lì. In questa casa si decidevano le strategie ossia gli agguati da compiere indicando anche le persone che dovevano fare parte dei gruppi di fuoco per i diversi agguati», racconta il pentito, ex affiliato degli Scissionisti.

Il boss degli Scissionisti, Arcangelo Abete

«Ricordo che in occasione di uno di questi eventi, in particolare allorquando si decise di uccidere Fulvio Montanino, furono indicati per partecipare all’agguato , Arcangelo Abete detto Angioletto, Gennaro Marino detto Genny Mekkey, Enzo Notturno, detto Vettorio, Ciro Mauriello, ’o Giro, Giuseppe Carputo, ossia la persona uccisa la mattina del 27 settembre del 2007, Vincenzo Marzocchi detto ’o scotch. Io ero presente mentre si decideva il gruppo di fuoco per l’omicidio di Montanino».

Leggi anche / E Genny Mckay disse:
dobbiamo uccidere Paolo Di Lauro

Ma, chiede il pm a Piana, chi partecipava ai summit, e chi decideva circa gli obiettivi da colpire e le persone da ingaggiare per gli omicidi? «Voglio precisare – risponde Piana – che nei giorni precedenti l’omicidio di Fulvio Montanino (ucciso insieme a Claudio Salierno, il 28 ottobre del 2004) vennero presso un’abitazione di Marano, dove Francesco Abbinante (figlio di Raffaele, alias Papele ’e Marano) si nascondeva perché latitante, e dove io mi trovavo,  tre soggetti ossia, Arcangelo Abete, Vincenzo Pariante, fratello di Rosario, e tale Sarracino, ossia Gennaro Notturno, fratello di Enzo. Questi tre soggetti, tutti scissionisti, chiesero ad Abbinante di dargli due persone fidate perché si doveva allestire il gruppo di fuoco perché si doveva uccidere Fulvio Montanino, luogotenente del clan Di Lauro». In quell’occasione, continua il collaboratore di giustizia, «non ci dissero quali altre persone avrebbero partecipato all’agguato, poi lo seppi solo dopo l’omicidio di Montanino. Francesco Abbinante disse che le persone giuste e fidate erano Giuseppe Carputo e Vincenzo Marzocchi, figlio della sorella di Raffaele Abbinante».

Il retroscena / «L’affiliato col fiuto negli affari
fatto uccidere da Paolo Di Lauro per gelosia»

Le cose, però, non andarono come stabilite. «Una volta avvisati i due giovani dallo stesso Francesco Abbinante, di mettersi a disposizione per l’agguato, questi non si fecero trovare presso l’abitazione di Vincenzo Marzocchi a Marano, nella zona detta dei ‘48’, ossia delle casa popolari, quando Gennaro Notturno li andò a prendere, per portarli nel posto dove si sarebbe dovuto radunare il gruppo di fuoco», spiega il pentito Giovanni Piana.

Leggi anche...

- Advertisement -