martedì, Novembre 29, 2022
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Una città divisa a metà dalla droga nella faida tra «napoletani» e «paesani»

Marigliano, in provincia di Napoli, era spaccata a meta’. Da una parte c’erano i “paesani”, e dall’altra i “napoletani”. In questa lotta tra due cosche che si dividevano gli introiti delle estorsioni e della droga, ci sono stati anche tre tentati agguati, tutti falliti per la presenza sul territorio dei carabinieri. Venti gli arresti, ventisette in totale gli indagati per l’esecuzione della terza ordinanza della giornata che ha portato in carcere presunti affiliati delle due cosche che si sono contrapposte nella zona.

Tutto parte con l’ascesa di un importante e pericoloso clan capeggiato da Luigi Esposito detto “‘o sciamarro”, che aveva come base operativa la zona di Marigliano e i comuni di san Vitagliano, Mariglianella, Castello di Cisterna, Somma Vesuviana e Napoli. Esposito verso la meta’ del 2015 arriva alla scissione con Cristiano Piezzo, da quel momento suo nemico giurato, perche’ vicino al gruppo dei “napoletani”, legati ai Mazzarella che per anni hanno gestito gli affari criminali della zona.

Storicamente i due clan non avevano buoni rapporti anche perche’ all’arrivo a Marigliano dei Mazzarella, gia’ dai primi anni del Duemila, i “paesani” cominciarono a perdere potere e prestigio. La crisi del gruppo capeggiato da Esposito inizia il 4 agosto del 2015 quando Cristiano Piezzo viene scarcerato per fine pena. Da quel momento cominciarono feroci contrasti fino ad una scissione che di recente ha portato anche all’omicidio di Francesco Esposito nel febbraio del 2016. I tentativi di agguati sono invece contestati a dieci persone tra cui Michele Minichini, rampollo della famiglia di Ponticelli e gia’ indagato per l’omicidio di Ciro Colonna, vittima innocente della camorra assassinato per errore con Raffaele Cepparuolo in un circolo ricreativo.

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