Controlli dei carabinieri a Secondigliano (foto di repertorio)

Un componente della fazione «separatista» intercettato mentre prova a scoprire il rifugio dell’obiettivo da abbattere

Ci prova in tutti i modi, parlando al telefono con una donna che conosce, e a cui chiede di essere accompagnato «dove abita quella persona». E’ il 5 aprile del 2005, nel periodo della prima faida, la guerra che si combatte nell’area nord di Napoli, tra clan Di Lauro e Scissionisti. E «quella persona» è un affiliato al gruppo di Cupa dell’Arco, affiliato che deve essere colpito e abbattuto. Lo fa intendere, chiaramente alla donna – nonostante usi un linguaggio criptico -, l’uomo dall’altro capo del telefono, che invece è inserito nella fazione «separatista». La sua interlocutrice non si sbottona, allora lo scissionista prova a farsi passare i fratelli della donna, ma anche in questo caso, la risposta è negativa, accampa scuse, dice che i suoi familiari non sono in casa.

«Non ci sta nemmeno quell’altro fratello tuo? Lo vengo a prendere, basta che mi porta a vedere la casa, hai capito? Perché tuo fratello abitava dalle parti dove sta quello». «Ma là ci sta solo quel vico, è tutto scuro nel vicolo», accampa scuse la donna, che prova a defilarsi. All’ennesima richiesta, l’interlocutrice sbotta: «Perché adesso devi mettere in mezzo alle tarantelle, i fratelli miei?». Ma le viene risposto a tono: «Perché in mezzo a che cosa li ho messi i tuoi fratelli? Li ho sempre tolti da mezzo, perché fai così, non ho capito, li ho sempre tolti da mezzo… non butterei mai i tuoi fratelli in qualche cosa (non farei avere loro dei problemi, ndr)».

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La telefonata si interrompe, a causa dei toni troppo accesi della conversazione, ma lo scissionista avverte: «Lasciamo stare per ora, ti chiamo dopo, ma non muoverti da sopra». La donna, prima di spegnere definitivamente il telefono, manda un sms al malavitoso: «Ti voglio dire una cosa: io ho paura di queste cose, non mettere in mezzo  la mia famiglia. Se mi devi chiamare per sapere queste cose, non chiamarmi. Ho paura». L’obiettivo viene raggiunto lo stesso.

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Successivamente alla conversazione e al messaggio, infatti, nella notte del 6 aprile, a Melito si consuma l’omicidio di un affiliato ai Di Lauro. Passano alcune ore, e dall’utenza dello scissionista parte un’altra chiamata, questa volta indirizzata al proprio fratello. «Tu stai sempre coperto? Mi raccomando non scendere più da sopra. Io me ne sto tre, quattro giorni in vacanza con la mia famiglia», afferma il malavitoso.

«Il chiaro riferimento è quello di trovarsi anch’esso (con la famiglia) lontano dai pericoli a cui potrebbe essere esposto a seguito della guerra di camorra ( anche in virtù del fatto che è stato appena ucciso un altro membro del clan avverso). A tal proposito lo scissionista continua  a rimproverare il fratello che si era allontanato da casa per recarsi a Piscinola, e gli dice che “questa libertà” gli può costare anche la vita», commentano gli investigatori, relativamente ai contenuti delle intercettazioni.