martedì, Dicembre 6, 2022
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Faida di Fuorigrotta: omertà e indagini flop dietro la liberazione del rampollo

Giuseppe Troncone, arrestato il giorno dopo il feroce agguato ai danni del padre boss, lascia il carcere: le vittime del pestaggio non l’hanno mai riconosciuto e le immagini delle telecamere non erano chiare

di Luigi Nicolosi

L’indagine fa acqua da tutte le parti e per il rampollo della mala flegrea è scattata l’inattesa scarcerazione. Giuseppe Troncone, 24enne figlio del boss Vitale, quest’ultimo ferito gravemente in un agguato il 23 dicembre scorso, era finito in manette alla vigilia di Natale con l’accusa di aver letteralmente massacrato due presunti ladri, Domenico Morcone e Carmine Di Napoli, che alcune settimane prima aveva sorpreso nei pressi di casa propria, in via Costantino. Al pestaggio, secondo gli inquirenti, aveva preso parte anche il cugino Andrea Merolla, poi assassinato in un agguato di camorra a inizio novembre. Ebbene, la permanenza in cella di Troncone jr è durata meno di due giorni: il gip ha infatti deciso di non convalidare il fermo del giovane e dalla lettura del provvedimento emergono oggi le ragioni del brusco stop all’inchiesta.

Il primo aspetto sul quale il giudice pone l’accento è stata la mancanza di pericolo di fuga da parte dell’indagato. Ma questa, a conti fatti, sarebbe solo la punta dell’iceberg. Il nocciolo del problema, infatti, secondo il gip sarebbe da ricondurre al mancato riconoscimento dei responsabili del pestaggio e, dunque, alla mancanza di gravi indizi di colpevolezza, circostanza del resto evidenziata in udienza proprio dai difensori di Troncone, gli avvocati Antonio Abet e Andrea Lucchetta. Sul punto appare emblematico uno dei passaggi riportati nell’ordinanza: “La prima cosa da precisare con nettezza – scrive il giudice – a differenza di quanto ambiguamente affermato in alcuni passaggi delle informative in atti, è che le persone offese, Morcone e Di Napoli, quest’ultimo peraltro non sentito, mai hanno dato luogo ad alcuna individuazione degli indagati, lasciando tale deduzione a riferimenti di portata confidenziale e assumendo un chiaro atteggiamento omertoso, esteso anche ai loro familiari”.

La Squadra mobile ha comunque cercato di risalire ai responsabili dell’efferata violenza grazie a una serie di accertamenti tecnici, ma i riscontri ottenuti non sarebbero stati sufficienti ad accertare il coinvolgimento di Giuseppe Troncone nella vicenda: “Le immagini acquisite consentono sì di riscontrare il racconto offerto da Domenico Morcone ma limitatamente ala sua dinamica senza però permettere, per la loro qualità, di dar luogo ad alcuna individuazione specifica né riguardo agli aggressori e neanche in riferimento alla moto in loro uso”. Non solo, “per quanto riguarda l’individuazione svolta dalla polizia giudiziaria in base alla visione dei filmati la stessa oltre a non essere declinata in capo ad alcun specifico soggetto appartenente alle forze dell’ordine, presenta degli aspetti di genericità e vaghezza del tutto inverificabili da parte di questo giudice”. I filmati in questione non sono stati tra l’altro messi a disposizione del gip, che, preso atto dell’estrema incertezza del quadro indiziario, non ha dunque potuto far altro che disporre l’immediata scarcerazione del figlio del capoclan.

Nel quartiere l’aria continua intanto a rimanere tesissima. Dopo l’agguato ai danni del boss Vitale non sono stati registrati ulteriori raid o aggressioni armate, ma le zone calde di Fuorigrotta ormai da giorni sono letteralmente presidiate da alcuni gruppi di noti pregiudicati: segno che nessuno dei gruppi coinvolti nella faida ha la minima intenzione di abbassare la guardia. Vitale Troncone, sottoposto pochi giorni fa a un secondo intervento chirurgico alla gamba, resta ancora ricoverato in gravissime condizioni all’Ospedale del Mare. Il ras non è più in pericolo di vita, ma la convalescenza, vista anche la grave ferita allo zigomo, si preannuncia tutt’altro che breve. Il commando che gli ha sparato per il momento sembra invece essere riuscito a dileguarsi nel nulla, esattamente come i sicari che pochi mesi prima hanno assassinato l’anziano capozona Antonio Volpe e il nipote Andrea Merola. Tre casi irrisolti, che stanno gettando nello scompiglio e nel panico un intero quartiere.

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