La minaccia di un componente di una baby gang a Napoli

di Giancarlo Tommasone

Sono tornati. Giusto il tempo di far calmare le acque e di riemergere dal buio in cui si erano rifugiati. Nell’ombra, per paura che potessero essere collegati a questo o a quel pestaggio; per paura di essere coinvolti, per vigliaccheria. Ma, lo scrivemmo alcuni giorni fa, non molti avrebbero resistito alla mancanza di poter ostentare attraverso i social, l’appartenenza a una banda, alla «fratellanza»; non avrebbero retto per molto alla interruzione forzata del consenso di altri ragazzi sbandati, alle reazioni degli amici (sempre più virtuali) per una foto che li mostra in branco, per una frase ad effetto rubata al mafioso o al camorrista di turno. E quindi eccoli di nuovo, in diversi rioni della città. La maggior parte di essi frequenta appena le medie e ha rialzato la testa sul territorio in cui aspirano a diventare temibili e famosi: Facebook, appunto.

«Nessun rispetto per chi non ci rispetta» gridano i «fratelli» della paranza di Vomero-Salvator Rosa. La foto era scomparsa dai profili che Stylo24 attenziona da mesi, ma negli ultimi giorni i tag sono tornati a essere vividi. Sempre nella stessa porzione di Napoli appare una gang, i cui componenti postano di nuovo una immagine ‘scottante’ che li ritrae dopo il furto di un albero di Natale. Sono una decina, sciarpe nere e cappucci a nascondere il volto. I commenti sono spariti, la foto no.

Il profilo Facebook di un baby criminale

Dal Vomero a Soccavo per mostrare la pericolosa idiozia di un altro adepto delle baby-gang. Avrà poco più di dieci anni e posta una foto di un jihadista attorniato da teste di infedeli. «Avremo le vostre teste come trofei. Tempo al tempo», recita la frase di rito. E l’emulo (il termine non rende, ma non sappiamo proprio come definirlo) scrive: promesso. I like in calce al post sono una quindicina, pochi rispetto a una volta. Paradossale, invece l’immagine che presenta un ragazzino che avrà meno di dieci anni. E’ un amichetto del simpatizzante dell’Isis. E’ di Materdei, si trova da solo in strada e presenta la sua foto con queste parole: sono sceso in terra perché all’inferno davo fastidio. Sarà. Forse a dare più fastidio è solo la sua immagine e quella scritta che la annuncia. Fastidio, sì. Ma all’intelligenza.