Meno violenza, più metodi corruttivi-collusivi, l'evoluzione della camorra che diventa parte ordinaria del mercato (foto di repertorio)

Il progetto dei tre «contratti» all’anno da imporre agli imprenditori da taglieggiare

Il clan sta provando a ingrandirsi in un altro comune dell’hinterland vesuviano, lasciato «scoperto» dal ritiro forzato sullo scacchiere criminale, di una organizzazione, interessato da arresti e pentimenti. E’ il progetto della cosca dei Fabbrocino per subentrare nel controllo delle attività illecite al gruppo scompaginato. Le cose, però, «vanno fatte perbene», emerge da una intercettazione degli 007 dell’Antimafia, che monitorano le conversazioni di due elementi apicali della cosca fondata da Mario ’o gravunaro (deceduto in carcere, a Parma, il 23 aprile del 2019).

«Per prima cosa – propone al sodale, uno dei camorristi –, dobbiamo andare a parlare coi “compari” che stanno là vicino (i “soci in affari”, ndr). Perché loro più sanno da chi dobbiamo andare sotto (meglio conoscono il territorio e possono meglio individuare gli imprenditori da taglieggiare, ndr)». «Sì, sì. Così è fatto bene», appoggia la proposta l’interlocutore. «Noi – spiega l’amico – facciamo le cose come vanno fatte, perbene, senza strafare né fare bordello. Tre volte l’anno devono pagare: Natale, Pasqua e ’a staggione (l’estate, si riferisce alla tranche estorsiva del Ferragosto, ndr)».

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«Hai capito – continua –, sai come facciamo? Come facciamo da noi. Tre volte all’anno, mirati, tranquilli e lavoriamo». Il progetto è quello di chiudere tre «contratti» all’anno, soltanto con «i più grossi imprenditori», «senza correre rischi», per estorcere quanto più denaro possibile alle vittime. «Ma noi, però, non li conosciamo, da chi andiamo?», obietta il sodale. «Eh, ma adesso te l’ho detto. Non hai capito, allora. Andiamo dal “compare” (il socio che partecipa al nuovo progetto criminale, ndr), quello già sa da chi dobbiamo andare sotto (già conosce le vittime da taglieggiare, ndr)», chiarisce ancora una volta, il boss.

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