Annullata la contestazione di omicidio volontario per Francescopio Autiero. Toccherà al Riesame ridefinire l’accusa
La morte di Fabio Ascione torna davanti al Tribunale del Riesame. La Cassazione ha annullato la contestazione di omicidio volontario formulata nei confronti di Francescopio Autiero e ha ordinato una nuova valutazione del capo d’accusa. A scriverlo è il quotidiano “Il Mattino”.
La Cassazione rimette tutto nelle mani del Riesame
I giudici hanno accolto il ricorso presentato dagli avvocati Leopoldo Perone e Sara Piccini. La difesa ha sostenuto fin dall’inizio che Autiero non volesse uccidere Ascione.
La decisione non chiude il procedimento e non cancella gli altri fatti contestati. Cambia però il punto da cui dovrà ripartire il giudizio sulla responsabilità per quello sparo.
Pochi minuti prima c’era stata una sparatoria tra gruppi rivali
Secondo la ricostruzione investigativa, Autiero viaggiava su uno scooter guidato da un diciassettenne e avrebbe preso parte poco prima a un conflitto a fuoco con un gruppo arrivato da Volla.
Le telecamere avrebbero ripreso anche i passaggi di mano della pistola, maneggiata da più persone della comitiva prima del momento in cui morì Fabio.
Il colpo parte a meno di un metro
Dopo la sparatoria, il gruppo si sposta nei pressi dei campetti di via Doria. Autiero ha la pistola in mano mentre racconta agli amici quello che era appena successo.
Ascione è vicinissimo quando parte il proiettile che lo colpisce al petto. Una perizia già raccontata da Stylo24 aveva stabilito che lo sparo era partito da una distanza molto ridotta.
«Non volevo uccidere il mio amico»
Dopo alcuni giorni di fuga, Autiero si consegna ai carabinieri. Davanti al gip dice: «Avevo la pistola tra le mani. Stavo raccontando quello che era successo, ma il colpo è partito per errore. Non volevo uccidere il mio amico. Volevo bene a Fabio e adesso mi sento distrutto per quello che ho fatto».
È su questo passaggio, sulla volontarietà dello sparo, che dovrà tornare il Tribunale della Libertà.
Ponticelli aspetta una nuova risposta
La morte di Fabio aveva scosso il quartiere. Nei giorni successivi, associazioni e cittadini di Ponticelli avevano promosso una mobilitazione contro clan e degrado.
La Cassazione non ha scritto la parola fine. Ha rimesso il fascicolo davanti ai giudici perché venga definito meglio il tipo di responsabilità da attribuire a chi aveva quella pistola in mano quando partì il colpo che uccise Fabio Ascione.

















