Antonio Fontana resta per ora in carcere in attesa che il Riesame di Napoli torni a pronunciarsi

La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Napoli che confermava il carcere per Antonio Fontana, ex sindaco negli anni ’90 di Casapesenna, comune di origine della famiglia Zagaria, arrestato il 22 ottobre scorso dai carabinieri per associazione camorristica nell’ambito di un’indagine della Dda di Napoli. Per la Suprema Corte non sussisterebbero i gravi indizi di colpevolezza circa la parteciparne al clan di Fontana (difeso da Giovanni Cantelli); questi resta per ora in carcere in attesa che il Riesame di Napoli torni a pronunciarsi.

Per l’accusa, Fontana, imprenditore edile, si sarebbe aggiudicato insieme ad altri costruttori ritenuti collusi, lavori di somma urgenza per 40 milioni di euro riguardanti la rete idrica regionale grazie all’appoggio del clan camorristico guidato da Michele Zagaria.

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Un’inchiesta sorta come prosecuzione di quella ben più ampia denominata “Medea”, che aveva fatto luce nel 2015 su un sistema, condizionato dal clan, di assegnazione dei lavori urgenti e senza affidamento da parte del settore idrico della Regione Campania, e che aveva portato all’arresto e alla condanna di numerose persone, tra cui imprenditori e politici come l’ex senatore dell’Udeur ed ex dirigente regionale del Settore Ciclo Integrato delle Acque Tommaso Barbato (condannato in appello per concorso esterno). Lo stesso Fontana era stato arrestato in Medea, poi scarcerato e la sua posizione archiviata.

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