(Nelle foto il pentito Pasquale Pesce, Maurizio Legnante e Salvatore Marfella)

Pasquale Pesce punta il dito contro l’emergente ras Maurizio Legnante, già indagato per il delitto Pisa: «Ha iniziato facendomi la scorta armata»

di Luigi Nicolosi

L’inchiesta che da anni sta cercando di fare luce sulla sanguinosa faida di Pianura potrebbe presto arricchirsi di un nuovo capitolo. L’eterno scontro tra i Marfella-Pesce e i Mele ha costellato le strade della periferia ovest di Napoli di numerosi atroci delitti, alcuni dei quali ad oggi ancora irrisolti. Almeno due casi potrebbero però arrivare presto a un approdo investigativo e a rischiare grosso potrebbe essere il presunto killer Maurizio Legnante, alias “’o talebano”, arrestato pochi giorni fa con l’accusa di essere uno dei responsabili dell’omicidio dell’innocente Raffaele Pisa. Ebbene, il sicario del gruppo Marfella, stando a quanto svelato oggi dall’ex ras Pasquale Pesce “’e bianchina”, si sarebbe macchiato almeno di altri due agguati mortali.

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Le indagini restano per il momento avvolte nel massimo riserbo, ma la circostanza emerge a chiare lettere dal verbale dell’interrogatorio al quale l’ex boss di Pianura è stato sottoposto il 27 luglio del 2017. Nel colloquio con il pubblico ministero della Dda Pasquale Pesce dedica infatti un ampio passaggio proprio al ruolo di Legnante e al sui coinvolgimento nelle attività della cosca: «Maurizio Leganante “’o talebano” è il cugino di Luigi Pesce, il collaboratore di giustizia, in quanto figli di due sorelle. È entrato nel clan Marfella verso la fine del 2013 e l’inizio del 2014. A introdurlo nel clan fu Salvatore Marfella. Proveniva dal clan Cutolo della “44” del rione Traiano. Fu cacciato dalla “44” perché parente di Pesce, essendo nato un conflitto tra noi Marfella e quelli della “44” e del rione Traiano più in generale. Nell’ambito di questo conflitto fu ferito Francesco Minichini per una ritorsione contro di noi».

Ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria per tutte le persone citate, ecco dunque le accuse mirate che il pentito Pesce ha poi messo nero su bianco: «Il clan Marfella-Pesce rifornisce la piazza di spaccio gestita da Maruzio Legnante e dal fratello Daniele nella Loggetta. Legnante per la gestione di questa piazza ha sempre avuto problemi con i Puccinelli perché non voleva pagare loro la quota settimanale. Entrato nel nostro clan, inizialmente Maurizio Legnante, oltre a farmi da scorta armata, si occupava delle consegne dei pacchi di erba e cocaina destinati alle piazze di spaccio di Pianura e del rione Traiano, in quanto molto abile a guidare la moto. Queste consegne qualche volta le ha fatte con Salvatore Marfella». Stando a quanto riferito dall’ex boss Pesce, “’o talenano” avrebbe avuto però anche altre “mansioni”: «Ho già riferito del suo coinvolgimento in tre omicidi, omissis e quello di Raffaele Pisa». Parole pesanti come macigni e destinate forse a compromettere ulteriormente la posizione del killer Legnante.

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