Luigi Scavone

I fatti.

Accusa e difesa si aspettavano una sentenza invece è arrivato un incarico peritale: colpo di scena nell’aula 110 del Palazzo di Giustizia di Napoli dove è in corso il processo su una maxi evasione fiscale da circa 70 milioni di euro che ha coinvolto il gruppo Alma spa, che si occupa di lavoro interinale. Il gup Anna Tirone, al termine di una camera di consiglio durata poco piu’ di mezz’ora, ha disposto una perizia finalizzata a separare le presunte illecite compensazioni tributarie da quelle previdenziali, una decisione che ha spiazzato i pm Sergio Raimondi e Mariasofia Cozza e gli avvocati dei sette imputati (tra cui figurano Arturo Frojo, Maurizio Noviello, Bruno Cervone, Alfonso Furgiuele e Pasquale Coppola).

Di recente, con una sentenza emessa il 13 settembre 2019), la Cassazione ha affermato che il reato di indebita compensazione scatta solo se i tributi omessi riguardano le imposte dirette e l’Iva.

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A processo, con il rito abbreviato, figurano Francesco Barbarino, Francesco Marconi, Carmine Franco, Stefano Paloni, Marco Erhard, Pietro Di Monda e Luigi Scavone.
Lo scorso marzo il gip di Napoli Valentina Gallo ha disposto, tra l’altro, gli arresti in carcere per l’imprenditore Scavone (attualmente ai domiciliari), considerato dagli inquirenti l’amministratore di fatto del gruppo Alma, come anche l’imprenditore Barbarino (anche lui ai domiciliari), e per il rappresentante legale della Alma spa, Francesco Marconi (sottoposto attualmente a un obbligo di dimora).

Gli avvocati e i pm si sono dati battaglia a colpi di repliche e contro repliche: gli inquirenti hanno reso noto che la presunta maxi evasione fiscale, stimata in 70 milioni di euro e relativa agli anni 2014, 2015 e 2016, sarebbe lievitata fino a circa 200 milioni qualora venissero annoverati anche il 2017 e il 2018.

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