lunedì, Novembre 28, 2022
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Estorsioni al porto di Napoli, il boss: dammi i soldi o mi riprendo la barca

Le mani dei clan sullo scalo partenopeo

di Giancarlo Tommasone

E’ uno che fa valere il suo peso criminale, Carmine Montescuro, l’ottantacinquenne finito in carcere giovedì scorso nell’ambito dell’operazione «Piccola Svizzera», che ha portato all’esecuzione di oltre 20 misure di custodia cautelare (52, in totale, gli indagati). Alla fine del 2016, zì Menuzz’ (come è meglio conosciuto Montescuro) avrebbe fatto da mediatore per la compravendita di una barca, «modello Baia Flash», è riportato nell’ordinanza a firma del gip Alessandra Ferrigno. Per gli inquirenti, in effetti, non si trattò proprio di mediazione, bensì di estorsione. Nel fatti, ricotruiscono i magistrati (anche grazie al supporto di intercettazioni telefoniche e in ambientale) Montescuro intervenne, insieme a Nino Argano (considerato il suo braccio destro) per esercitare pressioni sul venditore dell’imbarcazione, per farla cedere a un prezzo ribassato ad Alberto Coppola (anche lui indagato nell’ambito dell’inchiesta in oggetto). La vittima è l’amministratore di una società inserita nel comparto mercantile industriale. Il valore della barca si aggira intorno al mezzo milione di euro, ma alla fine della «trattativa», Alberto Coppola riesce ad ottenerla per la cifra di 40mila euro. Proprio in virtù, argomentano gli inquirenti, dell’intervento di Montescuro.

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Ma perché Coppola avrebbe puntato all’acquisto della barca (naturalmente a prezzo «ultra-scontato»)? Perché sarebbe dovuto rientrare della cifra prestata al proprietario della Baia Flash. Come emerge da stralci di conversazioni, «Montescuro raccontava ad Argano come era nata la questione della barca ed il suo rapporto con Coppola», è spiegato nell’ordinanza. Il venditore avrebbe acconsentito di cedere la barca, proprio per «sottrarsi al debito (contratto) con Coppola». Alla fine, quanto paga Coppola per la Baia Flash? Quarantanovemila euro, in totale. Quarantamila per l’imbarcazione, il restante per la «provvigione» al gruppo di Sant’Erasmo, capeggiato da Montescuro. In realtà il «regalo» per i «guaglioni» doveva attestarsi sui 10mila euro, ma all’ultimo momento, come risulta dalla trascrizione di alcune intercettazioni, Coppola «storna» dalla cifra pattuita, mille euro. La cosa, chiaramente, non va giù a Menuzz’, che intercettato lo sottolinea più volte ad Argano. I due convengono che quanto accaduto fa emergere un comportamento da persona da poco («proprio uno sporco, (Coppola) vi ha levato mille euro da sopra i soldi», dice Argano). 

Montescuro (intercettato):
per colpa sua ho fatto un’estorsione

Secondo quanto ricostruiscono gli inquirenti, Montescuro fa più volte riferimento a 20mila euro che dovrebbe dargli, sempre, Coppola, ma quest’ultimo tergiverserebbe. Fino a che parlando con Argano (la conversazione è intercettata), l’ottantacinquenne sbotta: «Io ho fatto un’estorsione (per colpa sua)…  (gli dico:) “Alberto (Coppola, ndr), dammi la barca che la do un’altra volta (a quello che te l’ha venduta)… pure ci ha dato 30mila euro, dammi la barca”». Relativamente alla circostanza dei 30mila euro, dalle intercettazioni, emerge con assoluta chiarezza, è riportato nell’ordinanza, «che tanto il venditore che l’acquirente (della barca, ndr) avrebbero dovuto pagare una somma a Montescuro per la sua mediazione».

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