Il religioso celebra nell’Avellinese

«Nel periodo in cui vivevo ancora con i miei, prima di sposarmi, la mattina quando mi svegliavo, trovavo un crocefisso sotto il letto. L’acqua santa la bevevamo e mia madre la usava perfino per cucinare». E’ quanto racconta Antonio (il nome è di fantasia) che ieri è intervenuto alla Radiazza, la trasmissione condotta da Gianni Similioli su Radio Marte.  Argomento trattato, quello di presunte possessioni diaboliche, in seguito al caso fatto emergere da un’inchiesta di Stylo24: l’audio «misterioso» con un esorcismo, diffuso da un parroco napoletano nella chat WhatsApp a cui partecipano una ottantina di fedeli. Dopo aver sentito alla radio la testimonianza di Antonio, lo abbiamo intervistato per raccogliere nel dettaglio la sua storia. Tutto comincia negli anni Novanta, quando la sorella di Antonio, insieme al compagno dell’epoca, è coinvolta in una inchiesta antidroga. La ragazza viene arrestata e contestualmente, sarebbero iniziati i suoi problemi di natura psichiatrica. Ad aggravare la situazione anche il rapporto con il compagno, non certo una persona affidabile,e soprattutto vicino ad ambienti equivoci. «Noi siamo una famiglia molto conosciuta nel nostro paese, persone oneste, e non vedevamo di buon occhio il legame di mia sorella con questa persona. Fatto sta che i miei genitori alla fine hanno acconsentito, per il bene della figlia», spiega l’uomo che vive in un piccolo centro della provincia casertana.

L’intervista / «L’audio dell’esorcismo è
originale, me l’ha girato un altro prete»

Ma poi succede che, con l’aggravarsi delle condizioni mentali della sorella di Antonio, e provando ogni strada per la guarigione della ragazza, la sua famiglia comincia a compiere un viaggio a settimana verso una parrocchia in cui ancora oggi celebra un prete esorcista. «Tutti i venerdì in pullman, in auto o nel modo in ci era possibile arrivarci, la mia famiglia si recava presso questa chiesa, che si trova in un paesino dell’Avellinese», spiega il nostro interlocutore. Si arriva a una situazione descritta come paradossale e insostenibile, da Antonio. A casa non si parla di altro che di possessioni diaboliche, di esorcismi, «si vedeva il male dappertutto, e nel frattempo, le condizioni di mia sorella non miglioravano». Antonio, dunque, pur rispettando il percorso intrapreso dai suoi familiari, cerca di allontanarsi da quella «atmosfera» e lo fa ulteriormente, quando si sposa e va a vivere con sua moglie, in un appartamento ricavato all’interno di una palazzina, dove si trova anche l’abitazione dei genitori.

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L’esclusiva di Stylo24 / Audio – Il mistero del file
con l’esorcismo, paura tra i fedeli di Napoli

La situazione economica di questi ultimi, nel frattempo, diventa critica, tanto è vero, afferma Antonio, che rischiano di perdere delle proprietà. Antonio sta per dover rinunciare anche alla casa e riesce ad acquistarla a un’asta giudiziaria per il rotto della cuffia. «Non so con precisione a che sia dovuto il tracollo economico dei miei anziani genitori, fatto sta che la situazione con loro è andata sempre più aggravandosi. Sono diventato il diavolo per la mia famiglia, solo perché non la penso come loro. Non ci parliamo da più di dieci anni, e io so che a mettermi contro la mia famiglia è stato il prete esorcista». Naturalmente, vogliamo sottolinearlo, questa è la storia che ci racconta Antonio. Ma gli domandiamo se pensi che il prete c’entri pure con la peggiorata condizione economica dei suoi genitori. «Non ne ho la certezza, ma al riguardo ho molti sospetti». Ad Antonio chiediamo pure: ha mai avuto un confronto con il prete esorcista, che dice, avrebbe «preso in cura» sua sorella? «Io ho provato più volte a contattarlo, una volta sono andato in chiesa e lui non si è fatto trovare. Ricordo però un particolare che mi ha fatto riflettere: chi aveva bisogno di incontrarlo, poteva prenotarsi prendendo un numero all’interno di una salumeria adiacente alla chiesa. E’ questo il livello».

La denuncia che l’uomo dice di aver
presentato alla Diocesi di Acerra

«Non mi sono fermato davanti al fatto che il prete rifiutasse di vedermi – racconta ancora Antonio – perché temevo (e temo) che i miei familiari siano stati plagiati, e un giorno mi sono recato presso la Diocesi di Acerra a denunciare quanto accade alla mia famiglia da più di 25 anni. Mi hanno detto che si sarebbero interessati del caso, ma ad oggi non ho avuto ancora una risposta». Ha pensato di denunciare la vicenda anche all’autorità giudiziaria? Chiediamo. «Sì, ma non l’ho fatto, credo che in un campo del genere i primi a muoversi e a indagare, dovrebbero essere i religiosi, nel caso la Diocesi». Da quanto non vede sua sorella? «Da circa 8 anni». E i suoi genitori? «Li incontro tutti i giorni, abitiamo nella stessa palazzina, ma non ci rivolgiamo la parola. Vi ripeto, per loro sono il diavolo da evitare», risponde Antonio.