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Errore della Prefettura, annullata interdittiva antimafia

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Errore della Prefettura, annullata interdittiva antimafia

di gabriella monaco
28 Maggio 2020
in Notizie di Cronaca
Tempo di lettura: 3 minuti
La Prefettura di Napoli

La Prefettura di Napoli

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L’Ufficio territoriale di Governo di Napoli non si era accorto che la sede legale della società Esperia Spa era stata trasferita a Roma

di Fabrizio Geremicca

La Prefettura di Napoli non si accorse che la società destinataria della interdittiva antimafia aveva cambiato sede legale quasi un mese prima del provvedimento e, a due anni di distanza, il Consiglio di Stato deve annullarla. Protagonista della vicenda è Esperia spa, colosso del facility management e titolare di numerosi appalti in Italia fino al 16 marzo 2018, quando la Prefettura di Napoli emise nei confronti dell’azienda una interdittiva antimafia. Provvedimento amministrativo quest’ultimo, giova precisarlo, che si fonda non sull’accertamento di una colpevolezza in sede giudiziaria, ma sulla ipotesi avanzata dagli investigatori che la compagine societaria sia permeabile ai condizionamenti malavitosi. L’interdittiva era arrivata a valle di una inchiesta giudiziaria che aveva coinvolto nei mesi precedenti  gli amministratori di Esperia spa e della controllata Kuadra e che accendeva i riflettori su presunte infiltrazioni nelle aziende del clan camorristico Lo Russo. A luglio 2018, poi, la Prefettura di Napoli aveva disposto la straordinaria e temporanea gestione di Esperia. Il Tar Campania, a maggio 2019, aveva confermato la validità del provvedimento prefettizio ed aveva respinto il ricorso degli amministratori della impresa.

Dal Consiglio di Stato, però, arriva ora una decisione che azzera tutto: le indagini del gruppo interforze che avevano condotto la istruttoria ed il provvedimento del Tar. I magistrati amministrativi di appello accolgono il ricorso della società, patrocinata dall’avvocato Luca Tozzi, per una questione formale determinante. In sintesi: alla data della interdittiva, il 16 marzo 2018, la sede legale di Esperia non era più a Napoli, ma a Roma. Era stata trasferita nella Capitale già dal 19 febbraio. La Prefettura di Napoli avrebbe dovuto dunque chiamare in causa quella di Roma, ma non se ne era accorta ed emise, dunque, un provvedimento formalmente illegittimo, che non era nelle sue competenze territoriali. Su questo punto i magistrati non risparmiano stoccate: “Il Collegio non può esimersi dall’evidenziare come il vizio riscontrato ed il conseguente annullamento di una misura cautelare di così tale importanza per la difesa dell’ordinamento democratico avrebbero potuto essere evitati ove il Prefetto di Napoli, raccolti gli elementi indiziari di inquinamento mafioso, avesse verificato dal Registro delle imprese la permanenza della sede legale della società a Napoli e, accertatone il trasferimento, avesse subito trasmesso alla Prefettura di Roma, divenuta ex lege competente, l’intera istruttoria”.

Incalzano: “Tale modus operandi si rende necessario ove si consideri che sempre più spesso le associazioni a delinquere di stampo mafioso fanno ricorso a tecniche volte a paralizzare il potere prefettizio di adottare misure cautelari. Di fronte al pericolo dell’imminente informazione antimafia di cui abbiano avuto in quale modo notizia o sentore, reagiscono mutando sede legale, assetti societari, intestazioni di quote e di azioni, cariche sociali, soggetti prestanome, cercando comunque di controllare i soggetti economici che fungono da schermo, anche grazie alla distinta e rinnovata personalità giuridica, nei rapporti con le pubbliche amministrazioni”. Non ci fu, scrivono i magistrati, il coordinamento indispensabile “affinché non vadano disperse le lunghe indagini effettuate da una Prefettura, che la consorteria mafiosa cerca abilmente di paralizzare”. Sottolineano ancora le toghe: “Ciò soprattutto nel caso – come quello di specie – in cui evidenti sono gli indizi che supportavano la misura interdittiva, adottata”.

Gli amministratori di Esperia spa indiziati di essere in affari con il clan Lo Russo – ma in sede penale ed in sede amministrativa hanno sempre rivendicato la propria estraneità alle accuse –  tornano dunque in gioco e l’avvocato Tozzi ha già notificato la sentenza del consiglio di Stato al Prefetto di Napoli affinché revochi dall’incarico i tre amministratori straordinari.  La palla passa ora al Prefetto di Roma che potrebbe a sua volta emanare una nuova interdittiva antimafia nei confronti della società, stavolta indirizzata alla sede capitolina.

Tags: esperia spainterdittiva antimafiakuadraprefettura di napoliUfficio territoriale di Governo di Napoli
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