Raffaele Amato al momento del suo arresto
Raffaele Amato scortato dagli agenti della Mobile

Duplice omicidio Montanino-Salierno, la lettera del boss Amato ai magistrati

Sempre più camorristi, fra gli esponenti del clan degli Scissionisti di Scampia e Secondigliano, prendono la strada della dissociazione. Che, va sottolineato, è ben diversa da quella del pentimento, ossia della «classica» collaborazione con la giustizia, perché chi si dissocia è pronto a rendere dichiarazioni esclusivamente contro se stesso, e non riguardo a reati commessi da terzi. Ma perché? Per provare a imboccare una strada che potrebbe portarli a tornare in libertà, dopo aver scontato gli anni residui delle pene che sono state loro inflitte. Inoltre c’è da considerare che la scelta degli «Spagnoli» sarebbe innescata anche dalle speranze di permessi e sconti di pena, accese nei camorristi dalle sentenze di Cedu e Consulta contro l’ergastolo ostativo.

I motivi di una scelta

L’ultimo in ordine di tempo che ha espresso la volontà di «allontanarsi» dalla camorra è stato Roberto Manganiello, nel corso di una udienza del processo (con rito abbreviato) che lo vede alla sbarra per l’omicidio di Ciro Nocerino. Manganiello, considerato reggente del clan Marino (i famigerati Mc Kay), ha chiesto scusa ai familiari della vittima e ha detto di non avere più alcun rapporto con la cosca che ha la sua roccaforte nelle Case Celesti. La guida del gruppo malavitoso, Manganiello (nipote e per molto tempo, braccio destro di Gennaro Marino), argomentano i pubblici ministeri, l’avrebbe «ereditata» nel 2012, dopo l’omicidio di Gaetano Marino (il primo marito di Tina Rispoli, dal 28 marzo sposata col cantante neomelodico Tony Colombo). Del ruolo apicale ricoperto da Manganiello «parlano» anche le sentenze. In Appello ha rimediato 21 anni (sconto rispetto all’ergastolo comminato in primo grado) per il duplice delitto Montanino-Salierno del 2004, che ha confessato proprio durante le udienze del processo di secondo grado.

La lettera del boss
Raffaele Amato ai magistrati

In un procedimento stralcio per il duplice delitto, che ha determinato l’inizio della prima faida di Scampia, è coinvolto anche il ras Raffaele Amato. Nei giorni scorsi, in Appello, è stato condannato a 20 anni (era stato chiesto l’ergastolo) in virtù di una lettera presentata ai giudici. Attraverso la missiva,’a Vicchiarella (così è conosciuto Amato all’anagrafe di camorra) ammette di aver saputo dell’agguato che si stava preparando contro Fulvio Montanino e Claudio Salierno, mentre si trovava in Spagna, e di non aver fatto alcunché per impedirlo. Non si tratta di una vera e propria dissociazione, ma l’azione comunque è indicativa di quanto avviene tra gli Scissionisti. Secondo  quanto scrive Vincenzo Iurillo de Il Fatto Quotidiano, in totale, le dissociazioni nelle file del cartello che si ribellò a Paolo Di Lauro, sarebbero nove.

Nove gli Scissionisti che hanno
scelto la strada della dissociazione

Tra esse (esternate con rispettive lettere inviate ai magistrati) ci sono quelle di Oreste Sparano; Carmine Amato; Carmine Pagano; Carmine Calzone; Ciro Mauriello; Ciro Caiazza (tutti del clan Amato-Pagano). Va pure ricordato che il primo degli Scissionisti a dissociarsi fu Cesare Pagano, che prese le distanze dall’organizzazione criminale a febbraio del 2016. Lo fece nel corso di una udienza del processo di Appello, che lo vedeva imputato per gli omicidi Carmine Amoruso e Salvatore Dello Ioio (avvenuti nel 2005).