lunedì, Gennaio 24, 2022
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Era il terrore degli ambulanti della Maddalena: il rampollo del clan Mazzarella torna in carcere

Nuova tegola giudiziaria per Francesco Rinaldi, figlio del boss “’o pascià”: pochi mesi fa aveva ottenuto i domiciliari per problemi di salute

di Luigi Nicolosi

Dopo l’arresto subito nell’autunno del 2016 per camorra e racket, una nuova tegola giudiziaria si abbatte sulla testa del rampollo del clan Mazzarella, sponda rione Luzzatti di Poggioreale. Questa mattina i carabinieri hanno arrestato Francesco Rinaldi, 30enn figlio del boss omonimo Francesco “’o pascià”, storico reggente del clan Mazzarella, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Corte d’appello di Napoli.

Già sottoposto ai domiciliari, Rinaldi è stato trasferito nel carcere di Secondigliano, dove dovrà scontare 2 anni e 9 mesi di reclusione per associazione per delinquere di tipo mafioso, rapina, estorsione e ricettazione, reati commessi nel capoluogo campano tra il 2010 e il 2013. Il trentenne era stato arrestato a ottobre del 2016 nell’ambito di un’inchiesta sull’imposizione del pizzo da parte dei Mazzarella agli ambulanti del mercato rionale della Maddalena, uno dei più antichi e importanti della città. Lo scorso anno, inoltre, Rinaldi era rimasto coinvolto in un’indagine per violenza privata, ma a causa delle sue precarie condizioni di salute era in seguito riuscito a ottenere gli arresti in casa. Ma la giustizia nel frattempo ha fatto il proprio corso e così questa mattina per il rampollo si sono riaperte le porte del carcere.

Francesco Rinaldi non è in alcun modo imparentato con i Rinaldi della “46” San Giovanni a Teduccio, clan da tempo impelagato in una guerra senza quartiere contro i Mazzarella, cosca della quale il 30enne farebbe da tempo parte. Al netto dei precedenti guai con la legge, il suo nome è balzato con prepotenza alla ribalta della cronaca nera napoletana nell’ottobre del 2016, quando il figlio del “pascià” è finito in manette insieme ad altre sette persone, tutte a vario titolo accusate di camorra e racket. Nel mirino della cosca erano finiti, in particolare, i mercatali della Maddalena, vittime di ripetute minacce e richieste estorsive. Non solo, stando a quanto emerso all’epoca dell’inchiesta, la cosca avrebbe anche gestito in proprio l’imposizione e il commercio clandestino dei capi di abbigliamento contraffatti. Un business da decine di migliaia di euro che sarebbe stato il frutto di un accorso con il temibile clan Ferraiuolo, altro gruppo attivo nella zona della Maddalena e di Forcella.

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