Attenzione a verdure e frutta. Le raccomandazioni degli esperti. Salva la zuppa di cozze: importante cuocerle bene. Il riconoscimento IGP renderà più sicura la cozza campana.
di Romualdo Scotto di Carlo
Allarme Epatite A a Napoli
È allarme Epatite A. I casi registrati salgono di ora in ora, un dato assolutamente anomalo in questo periodo dell’anno. Il Cotugno è sotto pressione e così è scattata l’ordinanza del Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che vieta il consumo di frutti di mare crudi, sia a ristorante che a casa. Sotto accusa cozze e vongole: l’imminenza del Giovedì Santo e della tradizionale zuppa di cozze ha alzato il livello di allarme.
Zuppa di cozze: quando è sicura
«L’ordinanza vieta il consumo di frutti di mare crudi -precisa il professor Vincenzo Peretti, del Dipartimento di Medicina Veterinaria della Federico II- ma la zuppa di cozze prevede la cottura e quindi è possibile mangiarla. Ovviamente i molluschi vanno cotti adeguatamente: il virus HAV è sensibile al calore e solo una cottura completa, non la sola apertura delle valve, consente di eliminare il rischio di infezione».

Attenzione ai venditori abusivi
Massima attenzione, dunque, all’Epatite A ma nessun problema, se ben cotta, per la zuppa di cozze del Giovedì Santo. Attenzione però ai rivenditori non autorizzati. Da evitare ambulanti e abusivi: solo la tracciabilità del prodotto, attraverso etichette chiare e documentazione d’origine, garantisce davvero il consumatore.
Non solo frutti di mare: altri rischi
Ma cozze e frutti di mare non sono i soli responsabili di questa crisi.
«I casi attuali dichiara Pino Iovane, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno- potrebbero essere di tipo secondario, cioè contagiati da altre persone infette, come i familiari. In questo momento, insomma, possono esserci anche cluster umani. E infine non è da sottovalutare la trasmissione di tipo sessuale».
Frutta, acqua e igiene: le regole
E le modalità di trasmissione risultano infatti essere diverse, come la manipolazione di cibo da parte di persone infettate o la contaminazione dell’acqua da bere per mezzo di quantità, anche minime, di virus. È per questo che le autorità sanitarie stanno raccomandando di mantenere elevati standard di igiene in cucina: lavare accuratamente frutta e verdura e curare con attenzione l’igiene delle mani e delle superfici durante la manipolazione degli alimenti. Sul banco degli imputati anche la frutta non sbucciata, in particolare fragole e frutti di bosco, risultati in molti casi all’origine del contagio.
Controlli e marchio IGP per la sicurezza
Proprio cozze e frutti di mare, invece, sono garantiti da una rete di emergenza regionale che coinvolge il Centro di Riferimento Regionale per la Sicurezza Sanitaria del Pescato (CRiSSaP), con la partecipazione di esperti delle Aziende Sanitarie Locali, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM) e del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali della Federico II.
«È stato avviato un piano straordinario di monitoraggio -rassicura il professor Peretti- con controlli e campionamenti di molluschi bivalvi nelle aree di produzione primaria (allevamenti e banchi naturali), lungo i canali di distribuzione all’ingrosso e presso la vendita al dettaglio. Qualora venisse riscontrata la presenza del virus dell’Epatite A, i Servizi Veterinari delle ASL procederanno immediatamente al ritiro dei prodotti dal mercato».
E a offrire maggiori garanzie ai consumatori potrebbe essere proprio l’auspicato riconoscimento IGP per la cozza campana. «Sarebbe uno strumento di tutela -conclude Peretti- per garantire sicurezza alimentare, qualità e identità ad un prodotto che è un’eccellenza gastronomica».
Sulla stessa linea i produttori, promotori dell’Associazione per la valorizzazione della Cozza del Mar Tirreno Campania. «Il riconoscimento IGP -rivendica Fabio Postiglione, Presidente dell’Organizzazione Produttori “Mytilus Campaniae”- consentirebbe ai consumatori di acquistare cozze prodotte secondo un disciplinare stringente, con controlli sulla sicurezza alimentare ancora più rigorosi».
Dello stesso parere anche Fiorella Zabatta, assessore regionale alla pesca, per la quale «L’IGP non è soltanto un marchio europeo: è uno strumento di tutela, trasparenza e competitività. Episodi come i casi di epatite A ci richiamano alla necessità di mantenere standard elevatissimi di controllo, rafforzare la tracciabilità e investire nella prevenzione. La fiducia dei consumatori è un elemento imprescindibile».

















