La consigliera regionale Vincenza Amato (Pd)

di Giancarlo Tommasone

Tra i testimoni del patto dello scorso maggio, quello imbastito per rilanciare il Pd napoletano, c’è anche Enza Amato, consigliere regionale del Partito democratico. Racconta a Stylo24 come si svolsero i fatti ed esprime le proprie considerazioni sul perché fu disatteso.
Che cosa avvenne?
«Ci rendemmo conto che avevamo bisogno di un processo di “sanatoria”, lo definisco così. Abbiamo dunque avviato, dopo il ritiro del ricorso da parte di Nicola Oddati, un percorso di ricucitura dello strappo verificatosi tra le due componenti che avevano preso parte al congresso».
Quale era il primo obiettivo che vi eravate prefissati per il lavoro che andaste a svolgere?
«Innanzitutto quello di ricomporre l’assemblea degli eletti. Creare un’assemblea che fosse rappresentativa anche della parte rimasta fuori dal precedente congresso. Interessava dare una mano a costruire il partito a Napoli, anche perché c’erano le elezioni amministrative».
Il patto prevedeva anche qualcos’altro?
«Sì, abbiamo chiesto la presidenza, con la mozione Oddati».

Massimo Costa, Tommaso Ederoclite e Nicola Oddati a un incontro organizzato dal quotidiano Il Mattino

E poi cos’è successo?
«La maggioranza è andata in un’altra direzione, diversa da quella per la quale avevamo lavorato. Di fatto noi siamo fuori dal partito, mi riferisco naturalmente alla dinamica metropolitana. Noi abbiamo gettato le basi per ricomporre la frattura, di concerto anche con i riferimenti nazionali, ma alla fine non è stato possibile mettere da parte le incomprensioni e realizzare quanto proposto».
Come sta il Partito democratico a Napoli?
«La federazione napoletana, al netto di Tommaso Ederoclite che bene o male è presente con la sua attività, non è sul pezzo, è praticamente dormiente. Ci sarebbe stato bisogno di tutti quanti. All’epoca, mi riferisco alla scorsa primavera, c’erano dei propositi di ricostruzione, un percorso benedetto a livello nazionale, perché era (ed è) interesse anche dei riferimenti nazionali avere un partito unito nella terza città d’Italia».

Il segretario nazionale del Pd Maurizio Martina

E “dulcis” in fundo, l’altro tasto dolente: le amministrative.
«Siamo praticamente spariti in quasi tutti i Comuni, almeno come simbolo. Laddove abbiamo vinto ci siamo alleati in parte con il centrodestra. Un tipo di scelta che noi non abbiamo condiviso, ma che nemmeno abbiamo potuto contribuire a prendere. Perché siccome non eravamo componenti dell’assemblea, non abbiamo avuto voce in capitolo, a partire proprio dalla composizione delle liste per le amministrative».

Quanto è deluso l’elettorato del Pd?
«Io sono rimasta basita da quanto accaduto alle amministrative, comprendo il nostro elettorato che nonostante tutto, ha continuato a restarci accanto».
Come starebbe oggi il partito a Napoli, secondo lei, se le parti in causa avessero dato seguito al patto di maggio?
«Non possiamo dirlo con precisione. Certo è che le basi per quell’accordo sono state gettate per ricucire lo strappo tra le due componenti e alla fine non si è giunti alla sanatoria a cui ho fatto prima riferimento».