Gasolio fino a 2,19 euro e benzina a 1,99 nella rete Enilive. Intanto cala il taglio delle accise e sale la protesta
Eni mette un tetto al prezzo del pieno proprio mentre lo Stato dimezza lo sconto sul gasolio. Nei circa quattromila distributori Enilive il diesel non potrà superare 2,19 euro al litro e la benzina 1,99. Il limite durerà inizialmente trenta giorni.
Per gli automobilisti, però, la buona notizia arriva insieme a quella opposta: la riduzione delle accise sul diesel si assottiglia e una parte del costo torna alla pompa.
Sul gasolio lo sconto scende a 6,1 centesimi
La riduzione delle accise passa, Iva compresa, da 12,2 a 6,1 centesimi al litro. Succede mentre benzina e diesel viaggiano già su prezzi molto alti.
Secondo l’Osservatorio ufficiale sui prezzi dei carburanti, che raccoglie le comunicazioni dei gestori, l’andamento può essere controllato impianto per impianto.
Nelle rilevazioni riportate dal Mattino, sulla rete ordinaria il self-service costa in media 2,154 euro al litro per la benzina e 2,338 per il diesel. In autostrada si sale a 2,247 e 2,421 euro.
Eni prova a frenare il conto alla pompa
Su questi prezzi interviene Eni. Il tetto vale per la rete Enilive e potrà essere prorogato fino alla fine dell’anno se mercato e approvvigionamenti lo consentiranno.
L’azienda lega i rincari alla minore disponibilità internazionale di prodotti raffinati e alla perdita di capacità produttiva in Europa, dove negli ultimi quindici anni hanno chiuso quasi trenta raffinerie.
Eni sostiene di aver già assorbito parte degli aumenti delle quotazioni internazionali senza scaricarli interamente sui prezzi consigliati ai distributori. La nuova misura prova a spingere ancora più avanti quel meccanismo.
Palazzo Chigi ringrazia, il Pd attacca
Il governo accoglie con favore la decisione. Palazzo Chigi parla di «un lodevole atto di attenzione all’Italia» e considera il tetto un contributo contro il caro carburanti.
Il Pd legge la vicenda da un’altra prospettiva e domanda: «È l’Eni che deve supplire alle scelte del governo o è il governo che deve indicare una strategia chiara alle grandi aziende partecipate dallo Stato?».
Intanto i ministri Adolfo Urso e Gilberto Pichetto preparano un confronto con raffinerie e produttori per valutare se l’industria italiana possa aumentare la produzione e ridurre gli effetti della crisi degli approvvigionamenti.
Gli autotrasportatori non escludono lo sciopero
Per chi vive sulla strada, però, il problema è già nei conti quotidiani.
Assotir chiede al governo di convocare le associazioni dell’autotrasporto e non esclude lo sciopero. «Fermarsi anche solo per un giorno significa fermare il Paese», avverte il segretario generale Claudio Donati.
Il costo del diesel mangia i margini delle imprese e, quando il trasporto diventa più caro, il rincaro rischia di viaggiare insieme alle merci.
Anche i taxi minacciano di spegnere i motori
La stessa pressione arriva dai tassisti. Andrea Caramagna, coordinatore nazionale taxi di Uiltrasporti, descrive una categoria «al collasso» e chiede un credito d’imposta più alto.
«In assenza di una risposta si andrà inevitabilmente verso il fermo del servizio, perché di soldi per mettere il carburante non ce ne sono più».
Il tetto deciso da Eni mette dunque un argine nella sua rete, ma non chiude la partita. Se le quotazioni internazionali continueranno a correre, automobilisti, imprese di trasporto e tassisti torneranno presto a fare i conti con la stessa domanda: chi pagherà la prossima impennata?

















