venerdì, Febbraio 3, 2023
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Usava il figlio come «corriere» per introdurre i cellulari in carcere

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La Polizia Penitenziaria del carcere di Ariano Irpino (Avellino) ha scoperto e sequestrato, grazie al metal detector, due telefoni cellulari destinati a un recluso napoletano introdotti nella struttura penitenziaria in occasione dei colloqui, sfruttando uno dei suoi figli: il pacchetto contenente i due telefoni era stato nascosto nel pantaloncino del bimbo. A rendere noto l’episodio e’ Emilio Fattorello, segretario per la Campania del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. Il detenuto a cui erano destinati i cellulari gia’ in passato si era reso protagonista di un episodio simile: “aveva gia’ tentato, in altro carcere, di far entrare droga nel pannolino di altro figlio. Per questi motivi il detenuto e’ sottoposto al regime punitivo della sorveglianza particolare”. Fattorello chiede al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria “l’introduzione di strumentazione tecnologica per contrastare l’indebito uso da parte dei detenuti di telefoni cellulari o altra strumentazione elettronica”.

L'esterno del carcere di Avellino
L’esterno del carcere di Avellino

“Il rinvenimento e’ avvenuto – spiega Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) – grazie all’attenzione, allo scrupolo e alla professionalita’ di Personale di Polizia Penitenziaria in servizio ad Ariano Irpino, al quale va il nostro apprezzamento”. Capece ricorda anche come “sulla questione relativa all’utilizzo abusivo di telefoni cellulari e di altra strumentazione tecnologica che puo’ permettere comunicazioni non consentite e’ ormai indifferibile adottare tutti quegli interventi che mettano in grado la Polizia Penitenziaria di contrastare la rapida innovazione tecnologica e la continua miniaturizzazione degli apparecchi, che risultano sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo”. E sottolinea come “i telefonini rinvenuti e sequestrati sono sempre piu’ piccoli”. “Le carceri sono piu’ sicure assumendo gli Agenti di Polizia Penitenziaria che mancano, finanziando gli interventi necessari, come quelli che consentano di ‘schermare’ gli istituti penitenziari al fine di neutralizzare la possibilita’ di utilizzo di qualsiasi mezzo di comunicazione non consentito e di dotare tutti i reparti di Polizia Penitenziaria di appositi rilevatori di telefoni cellulari per ristabilire serenita’ lavorativa ed efficienza istituzionale”, conclude il SAPPE.

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