di Giancarlo Tommasone

Immigrazione senza controllo, Palma Campania come Castel Volturno. Anzi peggio. Almeno secondo l’allarme lanciato da Placido de Martino, presidente della Fondazione Industrialismo. Palma Campania, la sua città, è stata «ferita a morte da speculazioni che hanno portato la quasi metà della popolazione locale a essere costituita da persone provenienti dal Bangladesh. Con tutte le conseguenze che tale situazione comporta». Per questo motivo, De Martino ha dichiarato già da tempo, che non si recherà alle urne per le elezioni amministrative (che si terranno questa domenica) e come lui faranno altri imprenditori della zona.

Immigrazione senza controllo, allarme a Palma Campania

E’ così grave la situazione a Palma Campania?
«La prima conseguenza della presenza massiccia di immigrati, settemila bengalesi (e il numero è in aumento costante) su un totale di 15mila abitanti residenti, è rappresentata dall’impossibilità dei giovani palmesi nel trovare lavoro. Molti – quelli che possono, naturalmente – hanno deciso di trasferirsi, perché la situazione è diventata davvero insostenibile. Ogni giorno incontro padri di famiglia, persone oneste, dignitose, che chiedono aiuto, elemosinando beneficenza, perché ormai sono arrivate al limite della sopportazione. Non ce la fanno nemmeno a sfamare i propri figli. Un paradosso in una città come Palma, dalla grande vocazione commerciale e, fino a qualche anno fa, polo tessile tra i più apprezzati».
A chi attribuisce le responsabilità principali?
«Si tratta di un circolo vizioso che è originato, comunque, dai grandi marchi della moda, quelli che hanno sede nell’Italia centro-settentrionale e che hanno bisogno – per aumentare i ricavi – di manodopera sottopagata. Da lì, le commesse arrivano alle fabbriche palmesi e dell’hinterland nolano. Prese in carico dalle ditte locali con guadagni davvero irrisori, perché i prezzi da sfruttamento allo stato puro, sono imposti dai grandi marchi. L’ultimo anello della catena è rappresentato dai bengalesi che vengono pagati – in nero, è naturale – una miseria per 12 ore di lavoro al giorno. Il problema non è solo di Palma, diventata una città dormitorio, perché da qui gli immigrati, ingaggiati da caporali del lavoro bengalesi, si spostano anche nelle fabbriche tessili di Poggiomarino, San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano, Nola».
A chi fa bene questo stato delle cose?
«A chi, a livello locale, ci ha guadagnato e continua a farlo, evadendo migliaia e migliaia di pratiche per gli immigrati, parlo in primis, di rappresentanti dei sindacati e di professionisti. Hanno agito pur rendendosi conto che così facendo, avrebbero ammazzato la città, la sua economia, la sua cultura, il suo decoro. Basta fare un giro a Via Roma, il corso principale di Palma, che io ormai chiamo Via Dacca (capitale del Bangladesh, ndr) per rendersene conto. Su dieci attività commerciali, nove sono bengalesi. Chi ha fornito a queste persone i permessi per avviare suddette attività? Chi controlla che abbiano effettivamente la necessaria autorizzazione sanitaria, considerando anche il fatto, che la maggior parte dei negozi esercita la vendita di prodotti agroalimentari?».

Uno scorcio di Palma Campania

Questo ha portato anche al crollo del mercato immobiliare.
«Una debacle, i prezzi degli immobili sono calati più del 60%. E poi chi vivrebbe in una zona dove ci sono persone che espletano i propri bisogni fisiologici per strada? Perché accade anche questo a Palma e non nella zona periferica, nel centro storico. Ormai occupato dalla popolazione di origine bengalese. E insieme al valore delle abitazioni è crollato inesorabilmente anche quello degli edifici storici, di cui la città è costellata. A questo si aggiunga che i controlli da parte delle forze dell’ordine latitano e che oltre all’illegalità e all’inciviltà ‘indigene’ bisogna far fronte anche a quelle straniere. Sia ben chiaro, io non ce l’ho con i bengalesi, ma con chi ha fatto sì che si arrivasse a tale degenerazione».
Passiamo alla politica, ha già dichiarato da tempo che non andrà a votare e come lei, faranno altri imprenditori che aderiscono a Industrialismo. Perché questa scelta?
«Una scelta dettata dal fatto che non mi ritrovo in alcuno schieramento, e dalla constatazione che nessuno in questo momento agisca per il bene di Palma Campania. Io avrei votato per Giuseppe D’Antonio, se però non si fosse schierato con il sindaco uscente Vincenzo Carbone. D’Antonio è quella che io ritengo una persona perbene, con grandi capacità, ma la sua scelta di affiancarsi a Carbone è stata una sconfitta in partenza. Però, di contro, io spero addirittura che sia lui il nuovo sindaco di Palma, perché in tal modo, potrà allontanare Carbone dall’amministrazione di questa città. Il primo cittadino uscente non è stato per niente idoneo a reggere le sorti del Comune palmese, anzi è tra i responsabili della deriva. Se D’Antonio fosse andato da solo alle elezioni, avrebbe ricevuto tutto il nostro appoggio. E sicuramente il risultato finale sarebbe stato migliore di quello che otterrà».
Ci sono anche Nello Donnarumma e Martino Gragnaniello.
«Nello Donnarumma è quello che, come assessore alle Attività produttive (della precedente amministrazione) ha svenduto l’economia palmese all’economia bengalese. Non solo ha svenduto l’economia commerciale locale, togliendo lavoro ai palmesi e creando questa situazione di grave povertà, ma addirittura ha favorito, non provvedendo a far effettuare gli idonei controlli, quel drammatico problema registrato nell’area di insediamento produttivo, legato alla massiccia evasione fiscale e all’impiego di lavoratori in nero. Senza contare poi, che Donnarumma, quando è passato all’opposizione, non ha per niente svolto il suo compito, tradendo il patto sancito con gli elettori. E con Donnarumma mi fermo qui. Può bastare. Infine, l’avvocato Gragnaniello del Movimento 5 Stelle. La lista dei grillini rappresenta l’immagine riflessa di quello che avviene a Roma, dove si è dato vita al governo dei peggiori. Il non plus ultra dell’incompetenza e dell’approssimazione. Il M5S e i candidati che propone non hanno alcuna capacità, né i titoli per governare. Né a livello nazionale, né a Palma Campania».