Diffida all’Asl Napoli 1 e richiesta di risarcimento mentre la Procura indaga per lesioni colpose sul trasferimento avvenuto nel centro di Pma
Lo scambio di embrioni al San Paolo entra ora nella partita dei risarcimenti. Angela e Marco chiedono 540mila euro all’Asl Napoli 1 Centro e alla direzione sanitaria dell’ospedale dopo aver scoperto che la bambina nata dalla fecondazione in vitro non è geneticamente compatibile con entrambi.
La diffida è arrivata sul tavolo dell’Asl
A trasmettere la messa in mora è stato l’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la coppia.
Angela e Marco conoscevano già quel centro. Si erano affidati alla stessa struttura anche per la nascita del primo figlio e proprio quell’esperienza aveva rafforzato la loro fiducia nell’ospedale.
Il Centro di procreazione medicalmente assistita del San Paolo fa capo all’Asl Napoli 1 Centro ed esegue, tra le altre prestazioni, Fivet e Icsi.
La consulenza mette in fila cinque diverse voci di danno
Alla richiesta di risarcimento è stata allegata la relazione del consulente di parte Luca Scognamiglio.
Nel documento vengono indicati il danno biologico permanente di natura psichica, la lesione dell’autodeterminazione procreativa e la «nascita indesiderata», la compromissione degli embrioni propri, l’ignoranza genetica e il danno riflesso al primogenito.
Ai 540mila euro vengono poi aggiunte le spese legali e l’eventuale danno psichico futuro del primo figlio.
La Procura ricostruisce ogni passaggio del trasferimento
Sul fronte penale la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo per lesioni colpose e ha affidato gli accertamenti ai Nas dei carabinieri.
L’indagine deve ricostruire come sia stato possibile interrompere la corretta catena di identificazione dell’embrione, dal laboratorio fino al trasferimento.
Stylo24 aveva già ricostruito le anomalie emerse dalla cartella clinica, dove compare il riferimento a un embrione scongelato e ad altri conservati.
Tra gli atti è finito anche l’audio registrato in ospedale
Nel materiale acquisito dagli investigatori c’è anche l’audio del colloquio avvenuto all’interno del San Paolo dopo la scoperta dell’incompatibilità genetica.
Quella registrazione viene ora letta insieme agli altri documenti per ricostruire ciò che è accaduto prima e dopo il trasferimento.
La coppia aveva raccontato così il trauma vissuto: «La cosa che fa più male è che ci eravamo affidati completamente a quella struttura. Scoprire un errore del genere ha stravolto la nostra vita e distrutto la nostra fiducia».
Tutto ruota attorno alla tracciabilità degli embrioni
La vicenda porta l’attenzione sul passaggio più delicato di ogni percorso di procreazione assistita: sapere in ogni momento a chi appartenga il materiale biologico e mantenere intatta la catena di identificazione.
Il Registro nazionale della Procreazione medicalmente assistita dell’Istituto superiore di sanità raccoglie dati sulle strutture autorizzate, sui trattamenti e sulla sicurezza delle tecniche.
Nel caso del San Paolo, però, la verifica è ormai affidata alla magistratura. La Procura deve capire come una donna sia arrivata a partorire una bambina geneticamente estranea alla coppia che aveva iniziato il percorso di fecondazione assistita. Intanto sul tavolo dell’Asl è già arrivata la prima richiesta di risarcimento.
















