Emanuele Sibillo

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C’era la volonta’ di vendicare l’omicidio del baby boss Emanuele Sibillo, il capo della cosiddetta paranza dei bambini di Forcella, dietro l’assassinio di Vincenzo De Bernardo, avvenuto nel 2015 a Somma Vesuviana (Napoli). A ricostruire la dinamica del fatto sono stati i carabinieri del comando provinciale di Napoli che ieri hanno eseguito nove ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip del tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea.

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A finire in cella, accusati dell’omicidio di De Bernardo, sono 7 persone, avversari del clan di camorra Mazzarella. Tra questi ci sono Luigi Esposito, capo della cosiddetta fazione dei ‘paesani’ e Luisa De Stefano del clan delle ‘pazzignane’ dedite allo spaccio di stupefacenti. Ordinanza di custodia in carcere anche per Ciro Rinaldi, boss dell’area est di Napoli, considerato uno dei piu’ pericolosi latitanti di camorra. Secondo la ricostruzione della procura, Vincenzo De Bernardo sarebbe stato ucciso proprio per rivendicare l’omicidio di Sibillo, noto come ES17.

 

Vincenzo De Bernardo, infatti, e’ lo zio di Roberto De Bernardo, uno degli assassini di Sibillo. Ma Vincenzo De Bernardo e’ anche capo della fazione Mazzarella di Somma Vesuviana (Napoli) e Luigi Esposito, capo dei paesani di Marigliano, voleva frenare l’avanzata della costola vesuviana dei Mazzarella nel suo territorio. Tra le persone fermate ci sono anche due persone ritenute responsabili del tentato omicidio di Antonio Amato nel settembre 2017. A colpire Amato, ferito gravemente durante l’agguato, sarebbe stato Roberto De Bernardo, figlio di Vincenzo De Bernardo e cugino omonimo del killer di Sibillo, Roberto De Bernardo.

Ritorsioni incrociate che, secondo gli inquirenti, sarebbero emblematiche dei rapporti tra il clan napoletano Mazzarella e altri gruppi che operano in provincia.

 

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