Emanuela Orlandi

Ursula Franco è medico e criminologo, si occupa soprattutto di incidenti e morti accidentali scambiate per omicidi e di errori giudiziari. E’ stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Recentemente la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha deciso per una riapertura dell’istruttoria dibattimentale del processo a carico di Binda.
Dottoressa Franco, cosa pensa del caso Emanuela Orlandi?
Il mio professore di patologia chirurgica, l’emerito professor Massimo Ermini, quando un paziente manifestava un certo sintomo, per addivenire ad una diagnosi, soleva consigliarci di cominciare con l’escludere le malattie più comuni per poi, eventualmente, prendere in considerazione quelle più rare, una tecnica che permette di non tagliar fuori nulla. Nel caso Orlandi è successo il contrario, si è fantasticato di ricostruzioni improbabili fino ad arrivare a perdere il contatto con la realtà e a mettere in ombra la verità. E’ alla casistica che si doveva guardare, non ai complotti internazionali.

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Secondo lei il Vaticano è coinvolto?
Non lo è, né direttamente, né indirettamente. Emanuela Orlandi non era un personaggio di rilievo ma una ragazza comune che semplicemente dormiva dentro le mura vaticane e che è stata circuita, rapita ed uccisa nella città di Roma da un predatore violento. Non è la tanto declamata omertà degli ambienti vaticani ad aver impedito la soluzione del caso Orlandi ma il ginepraio di dietrologie in cui si sono cacciati gli inquirenti. Peraltro, le superfetazioni costruite su questa storia, che non ha nulla di straordinario, hanno permesso ai detrattori della Santa Sede di vomitare odio ogni qual volta i giornali o la televisione siano tornati ad affrontare il caso Orlandi. La famiglia Orlandi è vittima, ormai da decenni, di un circo mediatico che non condurrà da nessuna parte, se la dovrebbe prendere con gli inquirenti che indagarono sulla scomparsa della povera Emanuela e con chi si è approfittato del loro dolore, non con il Vaticano, che non conosce la verità.

Dottoressa, secondo lei, c’è un filo conduttore che lega la scomparsa di Emanuela Orlandi a quella di Mirella Gregori?
Non da un punto di vista dell’autore del reato, fu un estraneo a rapire Emanuela mentre, per quanto riguarda Mirella Gregori, ritengo altamente probabile che la ragazza conoscesse il suo assassino ed è facile che la soluzione del caso sia agli atti, ovvero, si trovi nella dichiarazioni rilasciate agli inquirenti all’epoca della scomparsa di Mirella da uno dei soggetti sentiti.
Il caso Orlandi, da un punto di vista mediatico, è un caso unico?
Diciamo che il caso del Mostro di Firenze, un caso molto più semplice da risolvere per l’infinità di indizi che si sarebbero potuti raccogliere, non solo è equiparabile al caso Orlandi da un punto di vista mediatico ma anche relativamente ai “gineprai” in cui si sono cacciati gli inquirenti.
Che caratteristiche aveva il cosiddetto Mostro di Firenze e quanti omicidi ha commesso?
Il Mostro di Firenze è stato un singolo offender che agiva per lussuria, il quale, come molti suoi colleghi Lust murderer, era affetto da un certo grado di impotenza, tanto che gli unici atti sessuali agiti sulle vittime erano atti sessuali sostitutivi quali il taglio degli abiti nell’area pubica, l’accoltellamento e, in un caso, l’inserzione di un tralcio di vite nella vagina della vittima. Il Mostro ha commesso 8 duplici omicidi, a cominciare da quelli di Barbara Locci e Antonio Lo Bianco (1968) per finire con quelli di Jean Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot (1985).