L’assessore alla Cultura si difende in una nota


«L’altro ieri mattina ho subito una perquisizione che ha come motivazione una presunta “imposizione di una attività volta a coinvolgere con ruolo decisionale i tifosi organizzati”. Quale donna delle Istituzioni sarei quindi vittima di pressioni volte a inserire esponenti delle tifoserie popolari all’interno di una commissione che vede presenti istituzioni culturali, esponenti del mondo universitario, dello sport oltre che il figlio dello stesso Maradona. Nessuna pressione c’è stata». E’ quanto sostiene in una nota l’assessore alla Cultura, Eleonora De Majo.

La De Majo ed il compagno, Egidio Giordano, assessore nella III Municipalità, sono stati denunciati per detenzione di materiale esplodente; nella loro abitazione sono stati trovati sette petardi. La perquisizione rientra nelle indigni relative all’iter che ha portato alla composizione della commissione comunale che dovrà scegliere il progetto per la realizzazione della statua dedicata a Diego Armando Maradona. «La nostra è stata una scelta politica precisa rispondente alla necessità di coinvolgere democraticamente la città nella selezione del monumento da dedicare a Maradona, il calciatore più grande di tutti i tempi, simbolo indiscusso del riscatto di Napoli. Una scelta – spiega – che peraltro si iscrive coerentemente con una pratica sedimentata in questi 10 anni di esperienza amministrativa che vede la promozione di consulte, osservatori e altri organismi a partecipazione civica e popolare su alcune delle questioni più importanti che riguardano la città. A conferma di quanto fosse necessario un processo pubblico e democratico sulla statua posso riferire con orgoglio che a oggi abbiamo ricevuto decine di progetti che aspettano di essere valutati dalla commissione e non vorrei mai che tutta questa vicenda finisse per minare un lavoro iniziato con entusiasmo e che ha come obiettivo unico quello di donare la statua del Pibe de Oro alla città».

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«Per quanto riguarda poi i botti trovati durante la perquisizione a casa mia di cui si parlava ieri sulla stampa cittadina si tratta di nient’altro che di un residuo di un Capodanno di qualche anno fa dimenticati in un cassetto – sostiene – non sono né lacrimogeni né fumogeni, termini che mi hanno fatto anche sorridere in questo momento di evidente e spiacevole tensione. Ad ogni modo sono molto serena rispetto al prosieguo di questa vicenda lasciando al Sindaco la decisione relativa alla prosecuzione del mio lavoro».

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