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di Natale Musella.

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Spesso ci domandiamo: in quale Italia ci troviamo? Siamo noi che non riusciamo a definire e individuare la nostra Patria oppure ci sono persone come critici, opinionisti che, con un linguaggio maldestro, ci fanno capire altro, fuorviando il nostro originario pensiero?
Ebbene quello che accade è di sentire sovente proprio una maldestra critica di ciò che abbiamo rilevato. Infatti, quando sentiamo un telegiornale, nella parte o notizia che riguarda l’Europa, non si riesce a capire se colui che parla ovvero il cronista è un italiano oppure uno straniero. Egli dice sempre e comunque cose su fatti a favore degli altri Paesi europei e non del popolo italiano. Ad esempio si parla spesso di una eventuale crisi economica nella quale l’Italia potrebbe incappare e, senza specificare qualcosa, si dice che altri Paesi europei potrebbero andare economicamente in crisi addossando appunto la colpa all’Italia e al suo Governo. Certo questo fatto potrebbe eventualmente essere preoccupante per l’Italia e gli italiani. Ma purtroppo, per costoro, questo pericolo non c’è a sentire le parole del Capo di Governo Conte e del ministro dell’economia Tria, quest’ultimo, intervenuto a Quarta Repubblica condotta da Nicola Porro.

 

Allora possiamo capire che chi parla nel tg è un giornalista messo lì e dire cose che vanno contro il Governo del momento, senza minimamente pensare che la maggioranza degli italiani ha votato così. Ma un giornalista dovrebbe per lo meno essere imparziale nel linguaggio e non essere fazioso; ma se proprio non gli piace il tipo di lavoro dovrebbe dimettersi e dedicarsi alla politica come è accaduto con qualcuno in passato.

Però, purtroppo, le critiche ai cronisti dei media non finisce qui, perché ogni volta che un cronista sportivo si accinge a fare una critica a una squadra o un calciatore che non era al massimo della forma, si sente dire che non c’è stata cattiveria nel gioco, ovvero che si è giocato senza aggressività. A questo punto, per obbligo morale, dobbiamo dissentire da tale immorale affermazione che spesso dobbiamo sentire nelle critiche sportive. Noi invece diciamo: egregi signori, cronisti opinionisti e invitati, dobbiamo proprio ricordarvi che lo sport è un esercizio regale, signorile, altruistico e sociale. Pertanto non è possibile esercitare uno sport con la cattiveria; semmai vogliamo incitare i concorrenti potremmo dire con determinazione, con agonismo, con una maggiore spinta e con audacia. Ma non si può accettare che un simile termine venga utilizzato per una critica sportiva. I nostri giovani, ragazzi e ragazzini che si divertono a giocare non devono educarsi alla cattiveria; non devono imparare cose che moralmente non sono idonee alla loro educazione sportiva.

A pensarci bene forse, coloro che pronunciano questo termine nel dialogo sportivo, dovrebbero rieducarsi allo sport. Evidentemente sono arrabbiati con sé stessi perché vorrebbero rieducarsi ma non ci riescono.

 

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