Il boss Edoardo Contini al momento dell'arresto

L’Alleanza di Secondigliano e lo scontro con gli altri clan

di Giancarlo Tommasone   

Tra i collaboratori di giustizia che maggiormente contribuirono a ricostruire l’attività illecita delle organizzazioni malavitose attive a Marano, c’è sicuramente Antonio Ruocco. Quest’ultimo, ex appartenente al cartello che va sotto il nome di Alleanza di Secondigliano, fu coinvolto nei primi anni ’90, in una cruenta faida contro il clan di Paolo Di Lauro.

Il boss Paolo Di Lauro al momento della cattura da parte dei carabinieri

Le dichiarazioni rese da Ruocco ai pm furono allegate alla richiesta di 84 misure cautelari (siamo nel 2009), nei confronti di altrettante persone coinvolte in una maxi-indagine contro i clan maranesi. Nello specifico, fu chiesto al pentito, di tratteggiare, tra le altre, la figura di Giuseppe Polverino (alias Peppe ’o barone) e il ruolo di quest’ultimo all’interno della cosca.

Lo scenario, la ricostruzione
del collaboratore di giustizia

Ruocco, è riportato dai magistrati, «indicava (Giuseppe Polverino) quale mandante di un omicidio poi commesso da un commando di fuoco dallo stesso inviato, e datava addirittura la sua conoscenza con Polverino, scaturita ovviamente da ragioni criminali, ai primi anni ’80».

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Le dichiarazioni di Ruocco, sottolinearono all’epoca, gli inquirenti, «evidenziano appieno la figura carismatica di Giuseppe Polverino esaltandone, nonostante l’inevitabile e storicamente datato accostamento al clan Nuvoletta, il suo ruolo da leader». Nel corso della deposizione resa il 7 novembre del 1994, il collaboratore di giustizia, racconta anche di un episodio a cui avrebbe partecipato insieme al boss Edoardo Contini, alias ’o romano, tra i vertici dell’Alleanza di Secondigliano.

L’azione fallita,
il sollievo per il pericolo
scampato
e i giubbotti antiproiettile
regalati da ‘o romano

Riferendosi a una azione fallita, in cui evidentemente il gruppo di cui faceva parte, fu oggetto del fuoco nemico, Ruocco dichiara: «Potetti constatare i danni che erano stati subiti: (uno dei nostri) presentava una vistosa ferita al naso ed i giubbotti indossati sia da Edoardo Contini, che da (un’altra persona), all’altezza della schiena, presentavano tracce di numerosi proiettili. Per la verità dopo si rise anche del fallimento dell’impresa, ed unico elemento positivo che se ne trasse, fu quello che si decantò l’ottima qualità dei giubbotti che erano stati utilizzati. Successivamente fu lo stesso Edoardo Contini ad offrirmi quattro o cinque dei detti giubbotti, che io volevo pagare, ma che invece mi vennero regalati».