E’ diventato in pochi istanti l’eroe di milioni di tifosi, Fabrizio Cacciatore ed ha avuto il merito, di coalizzare per una volta, i supporter di 19 squadre di Serie A su 20. Quelli che non hanno provato indignazione al gesto delle manette, sono i bianconeri di Torino, che hanno raccolto i tre punti tra lo giubilo isolato, sensazione riservata ai primi della classe, che seppur i più bravi, appariranno sempre antipatici a tutti. Al di là dell’efficacia della reazione, autodistruttiva, perché ha lasciato il Chievo in 9 uomini sullo 0-0 contro i campioni d’Italia (che si imporranno poi per 0-2), bisogna però riconoscere a Cacciatore l’istinto rivoluzionario. Quello che ti spinge a fare qualcosa, che tutti vorrebbero fare, ma nessuno fa. Gli ingredienti c’erano tutti, in campo contro lo strapotere juventino, contenuto per oltre 65 minuti, un’espulsione già rimediata dai clivensi (Bastien al 37′ del primo tempo), l’arbitro Maresca di Napoli – e menomale che i fedeli bianconeri avevano criticato la designazione – che ti fa uscire fuori dal campo dopo che sei rimasto a terra, la tua squadra che si difende, a questo punto in 9 contro 11, su un calcio d’angolo e tu che sbotti per l’ingiustizia subita, ti ricordi di Mourinho e imiti lo special one. E realizzi il sogno nascosto di molti tuoi colleghi calciatori e del 99% dei tifosi. I polsi legati vengono ‘mimati’ sia di spalle che frontalmente e l’arbitro partenopeo non può fare altro che espellerti. Eppure chi ama ancora questo sport e non si ferma alla fede calcistica per la sua squadra, si è riconosciuto stasera nel terzino destro e avrebbe voluto fare come lui, mostrare le manette, i polsi legati per l’impossibilità di provare ad opporsi ai fortissimi avversari, sul campo. Il gesto di Cacciatore è nell’immediatezza quasi più forte di quello di Mou (che sarà imitato anche da Tonelli dell’Empoli) perché gli ‘schiavettoni’ vengono ‘mostrati’ prima che all’arbitro, alla Juventus. La squadra più forte, la squadra che fa del potere ostentato e della vittoria a tutti i costi l’unico ideale. Dentro e fuori dal rettangolo verde.
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