Whirlpool conferma: lo stabilimento di Napoli non chiuderà e non c’è nessun disimpegno dagli accordi con l’Italia. Il primo tavolo di confronto al ministero dello Sviluppo economico si chiude con un punto a favore del ministro Luigi Di Maio, dopo aver firmato le direttive che consentono a Mise, ministero del Lavoro e Invitalia di valutare il rientro dalle agevolazioni concesse alla multinazionale per implementare il proprio assetto industriale sul territorio italiano. Il faccia a faccia, al quale hanno preso parte anche le parti sociali, è stato duro, teso, mentre in via Veneto circa 400 lavoratori dello stabilimento di Napoli e un centinaio dell’indotto protestavano contro i sigilli annunciati nel capoluogo campano. La marcia indietro della Whirlpool “è il presupposto per ricominciare il dialogo”, fa sapere il vicepremier, sottolineando che “da lunedì do per scontato soluzioni che ripartano dai pilastri” individuati negli accordi originari.

Al termine del summit, Di Maio ha poi fatto un resoconto della trattativa attraverso il suo profilo Facebook ufficiale: “In questa settimana ho chiesto con forza a Whirlpool di non abbandonare Napoli, altrimenti nemmeno avremmo continuato la discussione. L’azienda oggi al tavolo ha detto per la prima volta che non si disimpegnerà più dallo stabilimento”, spiega il responsabile dello Sviluppo economico. “Questa è la base su cui costruire e ci aspettiamo risposte entro la settimana prossima”, puntualizza ancora Di Maio. Che ai lavoratori presenti al Mise ha voluto far sentire la sua vicinanza: “Tenete duro e non mollate, sono con voi. Lunedì ascolteremo l’azienda per capire che soluzioni ci porteranno”.

 

Dal Comune di Napoli il vicesindaco, Enrico Panini, e l’assessore al Lavoro, Monica Buonanno, presenti al tavolo, dichiarano: “Assistiamo a una surreale pagina della storia industriale di Napoli e del Paese”. In una nota, poi, Whirlpool ha fatto sapere di aver “accolto con favore l’apertura” di Di Maio “a lavorare con le istituzioni e le parti sociali secondo le linee guida condivise dal Mise” e che la soluzione “avrà l’obiettivo di garantire la continuità industriale allo stabilimento e i massimi livelli occupazionali, al fine di creare le condizioni per un futuro sostenibile del sito napoletano”. La prima fase delle contrattazioni con l’azienda, però, non convincono appieno i sindacati. “Ancora non ci siamo”, dichiarano in una nota congiunta Barbara Tibaldi, della segretaria nazionale della Fiom, e il segretario generale della Fiom di Napoli, Rosario Rappa. “Abbiamo registrato passi in avanti dell’azienda, grazie all’unità dei lavoratori e alla compattezza delle istituzioni, ma la strada è ancora lunga”.

Il segretario nazionale della Uilm, Gianluca Ficco, chiede invece che “il confronto parta da un’analisi della situazione industriale e delle possibili misure che potrebbero essere in grado di sostenere un rilancio dello stabilimento di Napoli”. Più in particolare, “abbiamo proposto, sia alla multinazionale che al Mise, di valutare l’impatto di un rifinanziamento della così detta decontribuzione dei contratti di solidarietà”. Temi che saranno discussi nei prossimi incontri. Perché la partita è appena cominciata.