“La posizione di Confindustria e’ chiarissima. Siamo convinti che il trattamento minimo salariale spetti alla contrattazione tra le parti”. Lo ha detto Vito Grassi, presidente dell’Unione industriali di Napoli, intervenuto al convegno ‘A che serve il salario minimo?’. Il leader degli industriali di Napoli ha evidenziato che “saremmo contenti invece che si parlasse di abbassamento del cuneo fiscale”. Critiche sulla proposta avanzata dal M5s e dal Pd anche le imprese aderenti a Unimpresa. ”Il problema di fondo – ha affermato Giovanna Ferrara, presidente nazionale Unimpresa – e’ l’eccesso di carico fiscale. Noi siamo con i lavoratori e riteniamo giusto un incremento del salario minimo ma non e’ questa la strada”. Secondo Ferrara ”solo abbattendo il cuneo fiscale si possono liberare risorse sia per i lavoratori che per le piccole e medie imprese. Il precariato – ha concluso – esiste a causa dell’eccesso di carico fiscale”.

 

Nappi: salario minimo propaganda, non servirà ai precari

“Non servira’ ai precari, aumentera’ il costo del lavoro invece di diminuirlo, favorira’ il lavoro nero e dividera’ ancora di piu’ il Paese. Per queste e altre ragioni la proposta di un salario minimo orario, nelle due versioni depositate in Parlamento da Pd e M5s, non serve al mercato del lavoro”. E’ l’opinione di Severino Nappi, presidente dell’associazione ‘Nord e Sud’, in relazione alla proposta di istituire un salario minimo. L’occasione e’ stata il convegno ‘A che serve il salario minimo’ che ha visto la partecipazione del mondo delle imprese e dei sindacati. Secondo Nappi, la misura del salario minimo “sembra scritta da marziani con il solo fine della propaganda. E’ una versione 2.0 del reddito di cittadinanza. In Italia – ha sottolineato – il 30 per cento degli italiani svolge lavori precari e saltuari, consegna pacchi e cibo, opera nei cell center, lavora al nero, oppure un paio d’ore al giorno o solo nei fine settimana. Questi lavoratori – ha aggiunto – sono i primi a dover ricevere sostegno, diritti e salari dignitosi e invece loro sono addirittura esclusi, per legge, da questa proposta”.

Con l’istituzione del salario minimo – ha affermato Nappi – “i lavoratori del Mezzogiorno rischiano addirittura di guadagnare di meno con l’introduzione di trattamenti differenziati a parita’ di lavoro”. Per invertire la rotta e produrre lavoro e diritti per i lavoratori, Nappi ha evidenziato la necessita’ di “attuare dopo 70 anni l’articolo 39 della nostra Costituzione che prevede contratti collettivi obbligatori per tutti, siglati da sindacati finalmente sottoposti a controlli di legalita’ sulle regole e sugli accordi e di tagliare il costo lordo del lavoro invece di dare incentivi a pioggia”.