Ci aveva abituato a una presenza mediatica martellante sui temi (o meglio: sulle promesse) che avrebbero trasformato il porto di Napoli nell’avanguardia logistica europea se non mondiale, ma da qualche mese il presidente dell’Autorità Pietro Spirito è sparito dai radar. Poche o nessuna dichiarazione pubblica, ridotte al lumicino le conferenze stampa, estinti i comunicati.

E non perché le promesse si siano trasformate, frattempo, in progetti concreti. L’ultimo sussulto pubblico risale a qualche tempo fa, in occasione della polemica sui porti aperti e porti chiusi che l’aveva proiettato come antagonista del ministro Matteo Salvini per il caso Diciotti. Una settimana o poco più di presenzialismo sulle colonne dei quotidiani, peraltro assai poco gradito dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, poi nulla più.

Spirito è ritornato nel cono d’ombra dell’invisibilità da cui esce, ogni tanto, giusto per qualche stringato virgolettato pubblicato sui quotidiani locali per vicende che riguardano l’ordinaria amministrazione. Non che sia un male un presidente dell’Autorità portuale che sia meno protagonista di quello che abbiamo conosciuto nei primi due anni di mandato, ma questo suo improvviso silenzio induce a pensare che sia dettato dalla mancata realizzazione di tutto ciò che, in pompa magna, aveva annunciato mesi e mesi fa. Come scritto in un nostro recente articolo. Se fosse così, sarebbe interessante capire che cosa non è stato fatto e per quale motivo. A cominciare dai depositi gnl nel porto su cui il nostro giornale ha scritto molto.