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Circa l’80% dei governi regionali e locali italiani potrebbe approfittare dello sblocco degli aumenti per quanto riguarda Irap, Imu, Tasi e addizionale Irpef deciso a fine anno dal’esecutivo per alzare le tasse nel corso del 2019. A stimarlo è Moody’s, in un rapporto dedicato all’impatto della manovra di bilancio italiana sulle entrate locali. Secondo l’agenzia di rating, in particolare, la raccolta aggiuntiva per gli enti locali interessati potrebbe spingersi fino a 2 miliardi di euro, pari al 10% dei loro margini operativi lordi. A beneficiare della possibilità concessa dal governo potrebbero – che sempre secondo Moody’s fonirà un cuscinetto “lungamente atteso” per assorbire potenziali pressioni economiche e di bilancio -, dovrebbero essere soprattutto realtà di piccola e media dimensione nel Nord e nel Centro del paese, dove ai tempi del congelamento delle imposte, datato 2016, le maggiorazioni erano particolarmente basse.

 

Al contrario, i rincari dovrebbero essere più moderati nei grandi centri come Milano, Torino, Napoli e Roma, oltre che in regioni come il Lazio e il Piemonte, dove i livelli erano già vicini ai massimi previsti. L’utilizzo effettivo di questa opzione, evidenzia comunque l’agenzia, sarà in funzione “dei bisogni di bilancio e delle opportunità politiche, viste le imminenti elezioni”. Nel corso dell’anno appena incominciato saranno infatti chiamati al voto gli abitanti di oltre 4mila comuni italiani e sei regioni. “Gli amministratori locali dovranno tenere in conto i costi politici dell’attuazione di ogni modifica a livello fiscale”, osservano gli estensori del rapporto, per cui è quindi probabile che ogni decisione in merito venga posticipata alla seconda metà dell’anno. Lo spazio di manovra appare ad ogni modo piuttosto ampio, soprattutto per quanto riguarda l’addizionale Irpef, che si presenta a zero in oltre la metà delle quasi ottomila municipalità italiane, ma anche sul fronte delle imposte commerciali, fissate in molti casi al di sotto del livello massimo consentito.

 

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