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Anche nel campo manageriale le donne mostrerebbero di avere una marcia in più degli uomini. Le donne manager in Campania sono infatti, mediamente più giovani dei colleghi maschi, con una quota di ‘under 50’ che si attesta al 55%, mentre per gli uomini questa percentuale si ferma al 35%.

E’ quanto emerge da un’analisi di Das, compagnia di Generali Italia specializzata nella tutela legale, che ha studiato una nuova soluzione (Difesa Manager)
per fornire assistenza legale nei procedimenti penali, civili e amministrativi
in cui possono essere coinvolti i dirigenti nell’esercizio delle loro funzioni

Dall’analisi di Das emerge che in Campania l’87,8% dei 1410 dirigenti è di sesso maschile. In provincia di Napoli lavorano quasi due dirigenti su tre (61%), mentre il 17% è attivo a Salerno. Nel casertano opera il 15% dei manager della regione, con la quota residua dell’8% che si divide tra Avellino (5%) e Benevento (3%).

«Con sempre maggiore frequenza – spiega Roberto Grasso, amministratore e direttore generale di Das – i dirigenti sono chiamati in causa per responsabilità penali e civili di vario tipo. Il quadro è reso più complesso dall’introduzione di nuove normative, come ad esempio il Regolamento Europeo 679 del 2016 (General Data Protection Regulation) che introduce sanzioni amministrative fino al 4% del fatturato mondiale della societa’ per le violazioni delle disposizioni sulla privacy. Di fronte a questo scenario – conclude Grasso – abbiamo studiato una copertura partendo dall’analisi di quelle che sono le principali violazioni in cui incorrono le figure apicali delle aziende».

Su 220 sentenze esaminate, relative ad azioni civili di responsabilità verso gli amministratori, riferite al periodo 2003-2013, quasi il 44% ha riguardato casi di “violazione della diligenza” e circa il 33% “irregolarità contabili”. Poco più di una sentenza su 4 (28%) ha avuto per oggetto casi di “prosecuzione dell’attività dopo la perdita del capitale sociale” e circa il 16% casi di conflitto di interessi. Meno rilevanza hanno avuto gli “atti eccedenti l’oggetto sociale o i poteri” (circa il 6% delle sentenze).

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