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di Gianpiero Falco*

Egregio Direttore, approfitto della sua cortesia per poter dare una ipotesi di uscita a quanto affermato dal dr Massimo Adinolfi nell’articolo di fondo del «Mattino» di ieri. Ebbene, l’unica soluzione è quella dello sviluppo dell’economia territoriale in maniera «controllata». Abbiamo già detto, dalle colonne del suo giornale, dell’esigenza del controllo unitario da parte di un organismo di interesse pubblico che deve assolutamente essere proposta, a livello governativo, per sovrintendere alle scelte dello sviluppo e quindi alle opzioni urbanistiche, alla capacità di realizzazione progettuale e alla attuazione delle stesse scelte.

Una nuova Agenzia per il Mezzogiorno che debba quindi rimettere in moto l’economia di tutto il sud per non fermarci… ad Eboli come gli epigoni della nostra letteratura del post dopoguerra, amavano definire lo strazio, in cui le comunità del sud versavano. Ebbene, ammetto di essere stato un po’ assente, ma proprio per le problematiche di cui in seguito e che rappresentano per l’appunto gli ostacoli allo sviluppo diffuso delle nostre aree. Ostacoli che hanno rallentato l’azione che, in qualità di presidente delle piccole e medie imprese (Confapi) Napoli, mi ero prefissato; e cioè partecipare alla organizzazione della proposta che il gruppo dirigente della Confapi Napoli per l’appunto sta imbastendo relativamente al nuovo Ente di controllo per lo sviluppo del Sud.

Parlo della cialtroneria diffusa, all’interno della Pubblica Amministrazione, che non solo non conosce il proprio mestiere ma ostacola proposte in partenariato Pubblico Privato che ad oggi, in costanza di deficit di bilancio, rappresentano la principale via dello sviluppo. Ora, questo è un problema di politica e cioè di caos, generatosi all’interno delle aggregazioni politiche post Prima Repubblica, all’interno delle quali non esiste più l’organizzazione di Partito che veicola all’interno di un processo ben definito, il consenso che porta alla scelta politica. Ed infatti, oggi, i maggiori nemici dei leader politici sono all’interno della propria stessa organizzazione politica, con il risultato che nell’eventualità in cui si dovesse ribaltare il piano di comando, quello che era buono ieri, oggi non lo è più, con grande detrimento della certezza della scelta politica che è uno degli indicatori principali per poter operare una certa scelta di investimenti sul territorio. Poi, vi è un gap di competenze dovuto alla eccessiva democratizzazione universitaria, nel senso interpretativo del diritto allo studio come… una laurea non si nega a nessuno. Dimenticandoci così il principio della meritocrazia e allargando di molto il cordone del conferimento di titoli che dovevano essere identificativi di una certa capacità, non un diritto, in quanto si è cittadini in uno stato democratico. Con il risultato conseguente di avere, ahinoi, cialtroni in posti di spicco della nostra società civile. La mancanza di queste competenze, allarga i tempi della formazione del processo amministrativo e crea danni per la Pubblica Amministrazione ma soprattutto non genera investimenti . E a questo si aggiunge per lo più lo spazio che tale caos crea alle organizzazioni malavitose. Le mafie che sono purtroppo un male endemico del nostro paese e che tengono il nostro paese sotto scacco, perché hanno studiato e oltre che andare al nord, dove l’economia non langue, hanno affilato i loro strumenti cognitivi e si infiltrano nelle operazione significative per il tramite dei colletti bianchi ovvero dei Professionisti senza scrupoli che si mettono al servizio del denaro facile e a nero.

 

Il tutto, utilizzando operazioni apparentemente legittime, che sottendono però all’estorsione all’usura e quindi all’obbligo dell’imprenditore strozzato, di cedere parte o tutto delle loro attività. Tutto questo scenario impone la scelta di un organismo di controllo per gli investimenti da realizzare. Per dare certezza a chi vuole effettivamente investire al Sud. Ma gli accadimenti, malavitosi che si accompagnano all’incapacità professionale di gestire certe scelte, non possono non far prevedere la presenza dello stato in tutto il lay-out di processo summenzionato con una verifica prefettizia ad Hoc di tutto il processo amministrativo sopra descritto per controllare ed evitare infiltrazioni di ogni genere. La novità, rispetto alle puntate precedenti e che rispetto al dibattito interno, e facendo parte le mie imprese di riferimento all’antiracket, è quella di prevedere una visioni attiva del Prefetto che come ricordo a tutti è il rappresentante del Governo, e che a nostro modesto avviso deve avere, anche e soprattutto, una funzione attiva nel modello di sviluppo del territorio e soprattutto nel Mezzogiorno. Non bisogna che gli stessi si occupino solo della patologia degli eventi economicamente rilevanti con le istanze provenienti dal mondo del lavoro, ma si devono occupare, soprattutto al Sud, ripetiamo, della verifica amministrativa, delle scelte degli investimenti che hanno un impatto sul territorio di tutta la provincia. Questo per motivare sia il merito che l’efficacia delle scelte adottate dalla P. A. E questo per non creare cattedrali nel deserto ma soprattutto per evitare opere frutto della criminalità organizzata e/o al servizio della stessa.

È giunta l’ora di fare chiarezza e di volgere tutti gli sforzi della Nazione sana, allo sviluppo territoriale limpido e non infiltrato e soprattutto è ora che si professi una legalità concreta e non di facciata.

Mi scuso, Direttore, per l’assenza dal dibattito, iniziato già sul suo giornale, ma purtroppo ho dovuto reagire in prima persona a pressioni del marciume che infesta le nostre aree, ma ora più che mai, si lavorerà per l’obiettivo comune di ristabilire l’organismo che aiuti o commissari gli incapaci e/o i male intenzionati.

Gianpiero Falco
Presidente Confapi Napoli

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