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di Giancarlo Tommasone

C’è anche una napoletana coinvolta nell’inchiesta sulla Banca centrale della Repubblica di San Marino. Si chiama Mirella Sommella, ha 54 anni ed è residente nel quartiere partenopeo dell’Arenella. Il procedimento penale (500/rnr/2017) ha acceso i riflettori sul Credito industriale sammarinese (Cis, attualmente in amministrazione straordinaria); ai vertici del citato gruppo, avrebbe operato un pool di manager che avrebbe promosso un «articolato programma criminoso», atto «a commettere più misfatti».

Nei fatti, però, Cis avrebbe potuto
muoversi in maniera così libera,
in virtù della presunta omissione
di controllo da parte di Banca centrale
della Repubblica di San Marino

L’istituto, annota l’accusa, acquista titoli privi di rating senza autorizzazione del consiglio direttivo del Cis, e trasferisce a Credito industriale sammarinese, quasi in contemporanea, titoli per 64 milioni, che vengono presi «dal portafoglio di Banca centrale». Su questa base si fonda l’inchiesta, che porta prima ad indagare – tra gli altri – il direttore generale di Banca centrale, Lorenzo Savorelli, il funzionario Filippo Siotto e Mirella Sommella e in seguito, all’arresto di Daniele Guidi (ad di BcSM, successivamente scarcerato).

Secondo le ipotesi di accusa formulate dal commissario della legge Simon Luca Morsiani, Sommella in veste di funzionario di vigilanza, in concorso con funzionari e quadri dell’istituto di BcSM, «con una serie di condotte finalizzate al medesimo disegno criminoso, raccoglievano, trattavano ed indebitamente rilevavano, ad estranei, senza giustificato motivo, notizie, dati ed informazioni qualificate e riservate».

Le ipotesi di reato

In particolare, ciò avveniva, con l’estensione a un «indirizzo di posta elettronica, ovvero a recapiti telefonici estranei alla struttura istituzionale di Banca Centrale, direttamente o indirettamente ritenuti allo stato riconducibili a Francesco Confuorti, presidente di Advantage Financial s.a. con sede in Lussemburgo». Inoltre, sempre Sommella, sottolinea il commissario della legge sammarinese, in concorso con altri «omettendo atti dei rispettivi uffici ed abusando delle proprie funzioni, concorrevano a finalizzare le procedure straordinarie adottate a carico dell’istituto Asset Banca a vantaggio (preteso) di obiettivi “di sistema”, in realtà mai adeguatamente illustrati né argomentati, in particolare, non provvedevano alla preventiva od oggettiva ricognizione dei presupposti degli interventi, assumendo arbitrariamente la prevalenza di interessi di sistema mai adeguatamente esplicitati». Tutto ciò avrebbe provocato «pregiudizio immediato e non giustificato degli interessi economici degli azionisti di Asset Banca spa».

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